A chi non è mai capitato di avere voglia di mollare tutto e scappare dalla propria quotidianità, magari dopo periodi difficili? Per questo esiste l’ anno sabbatico. Il significato ha origini antiche (interessava gli ebrei), ma oggi rappresenta una realtà normata e legale. Ma come rendere produttivo il proprio ritiro? Che cosa fare durante l’anno sabbatico? Vediamo qualche idea per non ritrovarsi dopo 12 mesi al punto di partenza. 

Le regole dettate dalla legge italiana permettono ai lavoratori di chiedere l’interruzione dal lavoro per propri motivi personali, per dedicarsi alla formazione o al volontariato, durante cui non si viene pagati e non si ha diritto al trattamento previdenziale (per “come richiedere l’ anno sabbatico“: controlla le norme di legge aggiornate). L’unico diritto preservato è il mantenimento del posto di lavoro.

Prendersi delle pause nella vita è fondamentale quando si sente che si sta andando in crisi. Si rischia di perdere la bussola. L’anno sabbatico serve ad apprezzare quello che si ha e a ritrovare la giusta carica per affrontare la propria vita. Le attività che si possono fare durante questi 12 mesi di libertà sono tante e diverse, una più preziosa dell’altra. L’unica da evitare tassativamente è il cazzeggio fine a sé stesso.

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Viaggiare

Quando si lavora, anche in libera professione, trovare il tempo necessario per viaggiare è difficile e, di norma, si ha un tempo molto ristretto. In questo modo si possono solo annusare le civiltà diverse dalla propria e quello che resta, talvolta, è solo tanta curiosità. Quando poi arriva il momento del viaggio successivo, difficilmente si sceglie la stessa meta e quindi la scoperta degli altri Paesi è sempre a metà.

Viaggiare per un lungo periodo, almeno una volta nella vita, durante quel prezioso anno sabbatico preso dal lavoro, è impagabile e può davvero lasciare molto. Questa esperienza riguarda molti di coloro che finiscono l’università e che, non trovando lavoro, partono, ma anche molte persone che hanno semplicemente bisogno di staccare la spina. Quando si parte, non bisogna avere rimorsi, perché quello che si lascia, di solito, si ritrova. Diversamente abbiamo perso qualcosa che sarebbe comunque uscito dalla nostra vita. Un anno è molto poco in realtà e non di rado c’è chi una volta trovato un nuovo mondo, decide di cambiare vita radicalmente.

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Volontariato

Nel prendere un anno sabbatico non c’è nulla di egoistico, a differenza di quello che alcuni potrebbero pensare. Infatti, non significa non avere coraggio o timore di affrontare la realtà, ma solo fare qualcosa per se stessi, fregandosene dei giudizi altrui. Tant’è che chi si prende questo periodo di pausa, molto più spesso di quel che si crede, si mette a “lavorare” nel volontariato.

La cosa migliore, comunque, sarebbe partire facendolo altrove: restare sotto gli occhi delle solite facce può essere logorante. Smettere di lavorare remunerati per donarsi agli altri e fare del bene, sarà un’esperienza molto ricca per l’anima: si tornerà determinati e ricaricati. Il volontariato è un percorso di formazione (con lo SVE magari) che ti permetterà di essere una persona più flessibile e di ampie vedute.

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Formazione

Quando parlo di formazione, non devi necessariamente immaginare un’aula scolastica. Trasferirsi all’estero, facendo anche volontariato (volendo), vuol dire mettere in pratica la lingua e/o un nuovo lavoro. Associando, se ne hai voglia, un corso di lingua (sì sui banchi in questo caso) nel Paese straniero, ecco che potrai approfondire la grammatica e avere una formazione ancora più completa. Prendere un anno sabbatico per viaggiare e imparare una lingua è qualcosa che può anche permetterti di fare carriera quando rientri.

Il gap year è un’esperienza preziosa: se fatta bene

Non c’è un’età giusta per fare questa esperienza: l’anno sabbatico a 40 anni o a 30 anni non conta, non c’è una regola precisa, anzi le regole le fai tu. In tutti i casi, se pensi all’ anno sabbatico come ferie, immaginandoti a fare niente, davanti alla tv e a fare l’aperitivo tutti i giorni, sappi che non è questo. Questa pausa, che rappresenta un costo in fin dei conti, ha senso se può tornarti utile e se ti aiuta a crescere. Il gap year va fatto rendere bene, va ben organizzato ancora prima di iniziarlo. In questo modo i 12 mesi saranno davvero ben vissuti e ricchi di valore. Se sei stufo della tua vita, potresti anche cogliere l’occasione del tuo trasferimento all’estero per gettare le basi di una nuova attività, inventandoti un nuovo lavoro e iniziando ad inserirti.

Ricordati che il cambiamento agisce sempre: è questo il momento giusto per iniziare a cambiare vita.

Morris

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