Il cambiamento dinamico può avere risvolti camaleontici, positivi e negativi: ecco come il consulente Carlo Pucci l’ha saputo trasformare in un’opportunità di miglioramento.

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Morris: “Ciao a te che ci ascolti, oggi siamo insieme a Carlo Pucci. Grazie Carlo di essere qui con noi”.

Carlo: “Ciao ragazzi”.

Morris: “Allora Carlo, mi parlavi un po’ di questa tua vita molto dinamica dove sostanzialmente hai saputo sfruttare il cambiamento a tuo favore nel realizzare tante cose diverse, tante opportunità di lavoro anche diverse e, quindi insomma, se sei una persona in continuo mutamento. All’età di 38 anni hai già cambiato vari settori lavorativi e hai fatto diversa esperienza. Raccontaci un po’ chi sei e di cosa ti occupi in questo momento”.

Carlo: “Sono Carlo Pucci, ho 38 anni e in questo particolare momento della mia vita sono un consulente per una società di consulenza, appunto, che lavora con Luxottica nell’ambito industria 4.0. Contemporaneamente sono assistente universitario al Politecnico di Milano per due cattedre nel settore civile, in particolare sono geotecnica e soil struction interaction. Questo, in questo particolare momento della mia vita”.

Morris: “Complimenti, perché non sono assolutamente ruoli da tutti i giorni, quindi, sicuramente ti sarai fatto un bel mazzo prima per riuscire ad arrivare dove sei”.

Opportunità: è davvero solo una scelta del destino?

Carlo: “Beh, bisogna metterci del proprio. Diciamo che non è tanto questione di destino, ma è questione di opportunità che ti possono capitare o meno. Però uno deve essere pronto a cogliere queste opportunità e poi a coltivarsele. Cioè: se passa il treno devi anche salirci e devi anche farti tutto il viaggio; prima però devi aver comprato i biglietti, devi aver visto gli orari, devi esserti appostato vicino alla ferrovia etc.”

Morris: “Quindi, fammi capire: dal tuo punto di vista l’opportunità ti capita tra le mani oppure diciamo un po’ ti capita e un po’ in qualche modo te la cerchi anche?”

Carlo: “Assolutamente la seconda opzione. Quindi: ti può capitare tra le mani, ti può venire “gratis”, ma sono casi rarissimi. Devi piuttosto avere due caratteristiche tu, cioè:

  1. Devi cercartele le opportunità, quindi devi dare una mano al destino, (ammesso che lo vogliamo chiamare “destino”);
  2. Devi rimanere con l’orecchio teso, perché tante volte le opportunità ti passano davanti, ma tu sei troppo legato a un’idea di posto fisso, di tradizione e quindi non le cogli al volo.

Il segreto di un imprenditore di successo

I motivi possono essere tanti: “questo non si fa”, “ma perché faccio questo”, “ma perché è così”, “è una cosa troppo strana da fare” e via dicendo. Cose che sono proprio contro ogni idea di imprenditorialità tra l’altro. Tutti gli imprenditori di successo, come caratteristica comune, hanno quella cosa in più di cogliere al volo l’opportunità e non aver paura di sbagliare”.

Morris: “Sì, o comunque, bisogna avere una sorta di rischio calcolato a monte che sostanzialmente ti spinge comunque ad andare avanti, anche se la paura magari c’è”.

Carlo: “Quella (la paura) è naturale. C’è una cosa che mi ha detto un coach con cui avevo parlato qualche tempo fa e a cui io do perfettamente ragione. Che è questa: le persone di successo, come Rockefeller o altri miliardari americani, non sono quelle che non hanno mai perso niente in borsa, ma sono quelle che sono state in grado di sperperare fortune e che hanno saputo poi rialzarsi e riprovarci. Quindi non sono quelli che mettono via il soldo un giorno dopo l’altro, che sembrerebbe essere l’approccio più conservativo e più sicuro nella mentalità corrente, ma sono quelli che sono stati in grado di guadagnare, sperperare, buttare via tutto, fare delle cadute “pazzesche”, poi però andando a riguadagnare ancora”.

Morris: “Certo su questa linea di principio uno dei più famosi, che vediamo tutti i giorni, anche se poi i telegiornali ce lo presentano in maniera molto alternativa è Donald Trump. Del periodo prima che diventasse presidente c’è un aneddoto bellissimo di quando lui ancora faceva l’imprenditore. Ha raccontato che un giorno, con sua moglie (non l’attuale, ma la moglie dell’epoca) guardando un barbone disse a sua moglie: “Vedi quel barbone? Lui vale 900 milioni di dollari in più di me”. Se consideriamo dov’è arrivato in quel momento, dove era prima e dov’è adesso: capiamo che quello che tu stai dicendo anche se l’ha detto un mental coach (su cui io ho le mie idee) in effetti è vero.

Saper cogliere le opportunità, anticipando il cambiamento

Morris: “Quindi tu ti occupi di consulenze e collabori con il Politecnico di Milano. Prima, invece, nelle altre tue vite di che cosa ti occupavi?”

Carlo: “Io vengo dal mondo dell’edilizia, per il quale ho lavorato come consulente per un’altra società di consulenza. In particolare mi occupavo di software applicati all’edilizia. Io ho avuto una vita abbastanza regolare così per 10 anni, circa. Ho sempre fatto quello. Era un lavoro molto stabile e molto tranquillo e sembrava quella la strada”.

Il bivio: la scelta fra la via facile e quella più ardua ma ignota

Morris: “Il filone conduttore, quindi diciamo, è sempre la consulenza in qualche modo, però, diciamo che le cose sono cambiate radicalmente da un settore all’altro. Ti chiedo, quindi: in relazione al cambiamento, cioè, questo cambiamento radicale che continua a far evolvere la realtà che ci circonda, che cos’è che ti ha spinto a fare questo salto e a cambiare totalmente il settore? Perché se avessi deciso di cambiare lavoro, ma di restare sempre nello stesso settore, magari potrebbe venire in mente che avresti trovato meno difficoltà”.

Carlo: “Nel mio caso è stata una necessità. Nel senso che il settore dell’edilizia è stato quello più colpito dalla crisi quindi c’è stata una contrazione del mercato e “i primi a saltare” (come posto di lavoro) sono i senior. Questo perché un senior è “uguale” a due junior dal punto di vista del bilancio aziendale. Quindi l’alternativa che avevo davanti era: o andare a lavorare nel campo dell’edilizia propriamente detto, perché altre società di consulenza nel campo dell’edilizia non esistevano al di fuori della mia. Quindi dovevo andare a fare per forza il progettista, che era una cosa che a me non attirava. Oppure l’altra opportunità era quella di rimanere in consulenza e lanciarsi proprio nel mondo della consulenza classica. Quindi come dicevo prima quella che fanno Accenture, CapGemini, Boston Consulting Group etc. cioè quelle società che ti prendono quando sei giovane, ti crescono e tu diventi un consulente a tutto tondo per l’industria della finanza. Per chi viene dall’edilizia è dura, perché o lo fai subito p se lo fai più avanti negli anni appare molto, molto strano. E ti devi proprio lanciare, quindi, io ti confermo il discorso del cambiamento dinamico”.

Morris: “Ottimo, ottimo”.

Carlo: “Quindi io l’ho voluto tanto la necessità, quanto per non andare a fare progettista, quindi rimanere nel mio ambito, come dicevi tu prima, però facendo una cosa che non era la mia”.

Morris: ” Certo, fammi capire, quindi ti sei trovato con un’azienda che di fatto ti ha lasciato a casa o sei tu che hai capito che stava per lasciarti a casa e quindi anche deciso di cambiare”.

Carlo: “C’era la malaparata, quindi un destino condiviso anche da tanti altri colleghi. Avevamo subodorato che era meglio fare qualcosa, come quando si sentono i “7 fischi prolungati su una nave” ed è il caso di abbandonare la nave”.

Non mollare mai: vivere le difficoltà come occasione

Morris: “Ti chiedo una cosa, perché tante volte le persone nella tua situazione vivono in qualche modo lo sconforto della perdita del posto di lavoro. Invece, mi sembra di capire che tu abbia utilizzato questo tipo di esperienza, anticipando chiaramente il cambiamento, per reinventarti, ampliare le tue competenze e ripartire con la consapevolezza dell’esperienza precedente in un settore nuovo. Hai quindi colto la difficoltà e l’hai sfruttata come un’opportunità”.

Carlo: “Il vecchio proverbio “impara l’arte e mettila da parte” è vero. In questo modo tu ti apri delle porte che ti possono servire nel futuro. Nella fattispecie, parlando di me e del mio caso, io adesso ho due settori aperti. Posso tranquillamente rientrare nel settore civile, quindi se voglio posso andare a fare il progettista; oppure c’è tutto il settore della consulenza aperto, con un altro volume d’affari, altri stipendi, altri tipi di carriere e via dicendo. Non mi sarei mai aspettato di certo di lavorare per Luxottica, io che vengo dal mondo dei mattoni, però, in Luxottica si fa carriera. Così come in Ferrero, in FCA e in altre aziende del genere”.

Morris: “Certo, mi citi nomi importanti per cui deve essere al tempo stesso un’esperienza: non soltanto dare valore all’azienda, perché sicuramente un professionista serio e capace nel suo ambito dà valore all’azienda e ai clienti che si rivolgono a quella azienda, ma al tempo stesso sono convinto che sia anche un’esperienza molto formativa. Questo perché, come dicevi tu prima, l’azienda comunque ti fa crescere e ti da la possibilità di ampliare ulteriormente le competenze rispetto a quelle da cui parti. Quindi è tutto vantaggio”.

Carlo: “Sì, è un effetto indotto. Diciamo che le aziende in queste situazioni apprezzano la versatilità di una persona. Cioè tu in sostanza hai due destini professionali: o diventi un tecnico e quindi ti specializzi molto in una cosa, oppure, (ma io alla mia età non riuscivo essere un tecnico così preparato e avrei dovuto recuperare anni e anni, ma sarei invecchiato e non più stato sul mercato di conseguenza) hai la mente per sapere un po’ di tutto e quindi avere una visione a 360° per esempio di un progetto. Quindi se cercano un project manager chiamano te e non chiamano un tecnico super esperto”.

La paura del cambiamento e dell’ignoto

Morris: “Sicuramente hai saputo giocare bene le tue carte. Fammi capire: la o le difficoltà che nel tuo percorso professionale hai trovato? Qual è stata un po’ la difficoltà principale che ti sei trovato ad affrontare e che hai superato?”

Carlo: “Ci sono due piani di difficoltà: un piano emotivo e un piano oggettivo. Dal punto di vista emotivo, come prima dicevo, il cambiamento spaventa, è inutile negarlo. Da che mondo e mondo la novità spaventa e lo possono dire tutti gli psicologi”.

Morris: “Non lo metto sicuramente in dubbio. Più che il cambiamento, secondo me, è l’ignoto”.

Carlo: “Certo sì, l’ignoto. Dal punto di vista oggettivo vuol dire (a proposito che prima dicevo che bisogna metterci del proprio) a 38 anni rimettersi a studiare, a fare le notti, a fare corsi, a investire in formazione etc. Preparare il substrato, insomma. Nessuno si improvvisa niente. Se vuoi tentare di farlo devi comunque crearti delle basi tu. Come diceva molto bene una ragazza, tra l’altro molto giovane, che si occupava di risorse umane e che mi ha fatto il colloquio per una società di consulenza: “adesso con internet, se vuoi imparare qualcosa lo puoi fare”. Ecco al 75% aveva ragione”.

Morris: “Sì è vero, alla fine: mentre una volta il valore aggiunto era l’informazione, oggi l’informazione è alla portata di tutti. Quello che, secondo me, ancora manca e non è disponibile attraverso il web, sono l’esperienza e la consapevolezza. Questo perché se io, per esempio, ti faccio vedere un immobile, tu mi sai dire delle cose che io, non essendo del settore, sicuramente non riesco a vedere. Ma non è perché non so quali sono i capisaldi di come si costruisce una casa, ma perché manca l’esperienza. Non possiamo fare l’esperienza di 20 anni in sei mesi e, purtroppo, dobbiamo passare dalla ghigliottina del tempo e darci noi stessi il tempo per crescere quel valore aggiunto. L’informazione aiuta, quindi, ma non è tutto”.

Carlo: “Vero, concordo con te”.

Essere come l’acqua: “adattabili” alle diverse situazioni

Morris: ” Dimmi, Carlo, se dovessi riassumere il segreto del tuo successo, ovviamente riferito a quella che è stata finora la tua esperienza professionale, come me lo definiresti?”

Carlo: ” Ti cito una frase che mi ha detto un amico che non vedevo da anni. Lui mi conosceva come ingegnere civile sin dai tempi dell’università e mi ha rivisto poi che mi occupavo di occhiali e che avevo una posizione buona, cioè che avevo retto bene il colpo e, anzi, avevo fatto un salto di carriera. Lui mi ha citato il caso di un altro nostro compagno che era rimasto nell’edilizia, perché voleva fare il progettista, e che è rimasto disoccupato o ha dei contratti da fame a 40 anni (era più grande di noi). Lui mi aveva detto: “Carlo, tu sei stato in grado di essere come l’acqua, perché bisogna essere come l’acqua: adattabili”. Secondo me questo è il segreto del successo degli imprenditori! C’era il caso di una grande azienda di cui adesso mi sfugge il nome, che si occupava di pneumatici. Alla fine è andata a fare cellulari perché è cambiato il mercato e invece che fallire è sopravvissuta ed è diventata una grande azienda in un altro settore. Secondo me questa è la chiave, non è affatto semplice però è la chiave per un’imprenditoria.

Morris: “Se ti dovesse venire in mente il nome di questa azienda dimmelo perché è veramente un caso raro ed eccezionale: visto che ha cambiato davvero radicalmente il settore. Carlo, grazie di essere stato con noi. Perché ci sono stati sicuramente spunti che possono essere utili per chi ci sta ascoltando. Questo perché ognuno di noi vede lo stesso argomento da punti di vista diversi: di conseguenza questo ci consente di andare in risonanza con delle cose diverse e distinte per ogni persona con cui magari parliamo. Per cui a me personalmente hai lasciato vari spunti di riflessione e spero che questa sia la stessa opinione di chi ci sta ascoltando. Siamo stati nei tempi perché l’intervista è durata circa 16-17 minuti. Il payoff di Sfeya è cambia vita in 15 minuti, quindi, ti saluto chiudendo come piace a me e dicendo “Cambia vita in 15 minuti”.

Carlo: “Cambia vita in 15 minuti!”

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