Quando raggiungi un sogno, potresti accorgerti che quello è solo il punto di inizio verso qualcosa di più grande: a volte il cambiamento dinamico mette sul vassoio una serie di coincidenze e occasioni imperdibili che ti fanno cambiare vita. Ecco a te i preziosi spunti di Davide Presutti.

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Quando il sogno di una vita, cambia al traguardo

Morris: “Ciao, benvenuto, benvenuta a te che ci ascolti io sono sempre Morris di Sferya.com e oggi siamo qui insieme a Davide Presutti. Ciao Davide!”

Davide: “Ciao Morris, buonasera a tutti!”

Morris: “Davide è un ragazzo che in questo momento della sua vita sta affrontando una sua avventura con un progetto imprenditoriale, una start up. Lui proviene da un mondo molto affascinante, almeno per me, perché lui era junior manager di Maserati. Quindi un lavoro a cui molti ambiscono e che in qualche modo l’ha portato a passare da quel tipo di attività a fare qualcosa di diverso. Davide parlaci un po’ più nel dettaglio di questo tuo cambiamento e di questa tua esperienza”.

Davide: “Sì. Io provengo dal mondo aziendale: ho lavorato per due anni in Maserati come global product planner sul progetto Alfa Romeo, quindi, detto in modo sintetico: mi occupavo di supportare il management e definire la strategia dei nuovi modelli in termini di mercati, motori, contenuti per tutta la gamma Alfa Romeo presente e in divenire.

Dopo due anni di esperienza nel lavoro che sognavo e ho sempre sognato di fare da quando mi ero iscritto all’Università, ho però deciso di chiudere quel capitolo a malincuore, da un certo punto di vista. D’altra parte ero eccitato (excited come dicono gli Americani) di aprire la mia start up e la mia azienda, mi sono quindi tuffato in questa nuova esperienza”.

Morris: “Sei passato quindi da un sogno realizzato, a un altro sogno fondamentalmente”.

Il cambiamento dinamico: il treno giusto al momento giusto

Davide: “Sì direi proprio di sì. Diciamo che sicuramente l’esperienza di Maserati è un’esperienza di cui faccio tesoro e che mi è servita come professionista. A un certo momento della mia vita ho capito che quello era il momento giusto se volevo lanciarmi in termini imprenditoriali.

Questo perché si sono allineate una serie di coincidenze ideali, tra cui il progetto che ne è nato che stavamo sviluppando insieme a un amico e che poi è diventato co-founder, Francesco, con cui abbiamo deciso di intraprendere questa strada. Questo perché a livello personale cercavo nuovi stimoli, nuove sfide e al tempo stesso volevo anche provare questa esperienza prima di congelarmi definitivamente nel ruolo di dipendente, ecco.

Morris: “Quindi, diciamo, in qualche modo hai scelto di passare dal ruolo che avevi prima al ruolo di imprenditore per trovare indipendenza, libertà…? Qual è la molla interiore che ti ha spinto a cambiare dalla situazione di prima, dal lavoro di prima da dipendente, a imprenditore?”

Davide: “Sicuramente il lavoro che facevo prima mi dava già indipendenza e prestigio, perché la retribuzione era importante e comunque mi dava la possibilità di scoprire e imparare tante cose. Al tempo stesso l’esperienza da start-upper mi metteva in gioco a 360 gradi, quindi, mi dava la possibilità di mettermi a confronto con me stesso.

Il trigger, quindi, il grilletto che mi ha fatto scattare questa molla era il desiderio di fare di più rispetto quello che è il desiderio di fare quello che uno può fare come dipendente. In un’azienda da 220mila dipendenti alla fine si è un ingranaggio: che si deve muovere in modo che tutto funzioni secondo i tempi definiti dal sistema.

Al tempo stesso volevo anche io dare il mio contributo a questo Paese, diciamo così. Penso che spesso ci si lamenta senza avere una soluzione, ma al tempo stesso, però, chi ritiene di avere le carte in regola per fare qualcosa di più, per creare nuove aziende e nuovi posti di lavoro, debba anche provarci”.

“Se c’è la possibilità, bisogna agire”

Morris: “Certo. Parlaci più nel dettaglio di questo progetto che stai portando avanti: questa tua start up innovativa che stai costruendo adesso”.

Davide: “Noi siamo partiti circa due anni fa con TripGim con l’obiettivo di creare un marketplace nel settore del fitness. Detto in modo sintetico: un booking.com dove invece di trovare hotel e case uno può trovare palestre, piscine, centri yoga. Con l’obiettivo quindi di mettere in contatto gli utenti che cercano sempre di più su internet le strutture fitness, con le palestre e i centri yoga. Questa è stata l’idea iniziale, quindi: una piattaforma d’incontro che adesso sta evolvendo verso qualcosa di più complesso e di più ambizioso”.

Il cambiamento è la forza di spinta dell’imprenditore

Morris: “Nel corso del tuo percorso (scusa il gioco di parole) da studente a dipendente a imprenditore, il cambiamento come l’hai affrontato? Ti sei approcciato a situazioni diverse nello stesso modo? Oppure anche tu nel corso del tempo hai avuto una sorta di evoluzione tua personale interiore che ti ha spinto a fare determinate scelte diverse rispetto a quelle che avresti fatto con gli occhi che avevi in precedenza?”

Davide: “Io credo che il cambiamento per un imprenditore (cosa a cui per ora io ancora punto perché mi ritengo ancora solo uno start-upper e non imprenditore nel senso che sono ancora nelle fasi iniziali), il cambiamento sia la quotidianità, cioè quello che lo spinge a lavorare sodo. Il cambiamento è l’opportunità perché alla fine l’imprenditore, secondo me, è anche una persona che cerca di prevedere il futuro e sulla base di quello intraprende una strategia.

A livello personale il mio primo cambiamento importante è stato alla fine della quinta superiore. Questo perché fin da bambino e sino alla quinta superiore il mio sogno era sempre stato quello di fare il pilota militare di caccia, quindi pensavo di fare l’aeronautica militare. Un po’ per sbadatezza e negligenza solo all’ultimo ho guardato e approfondito il bando di concorso e ho scoperto che c’erano dei limiti fisici insuperabili per me, in primis l’altezza. Ero troppo alto per i canoni dell’epoca, anche se adesso non so se sono cambiati.

Subito comunque ho capito che quella non poteva essere la mia strada e che quindi avrei dovuto reinventarmi e mi sono reinventato facendo economia. Cosa che molti fanno quando non sanno cosa fare. Anche io sapevo bene quello che non volevo fare, ma che cosa fare all’inizio non lo sapevo, quindi ho intrapreso questo percorso. Via via con le esperienze di studio, sia all’Università che fuori dall’Università, ho capito che l’altra mia passione poteva essere il mio lavoro, cioè l’ambito automotive. Da una passione infantile di seguire le corse di Formula 1, piano piano era diventata una passione più strutturata andando ad approfondire le opportunità del settore, quindi anche la tecnologia e i trend, ho capito che quello poteva e doveva essere il mio lavoro. Ho avuto poi la fortuna di raggiungere proprio quel ruolo che speravo di ricoprire, anche se ancora non avevo bene che si chiamasse così. In ogni caso sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo e poi dopo 2 anni ho deciso di cambiare ancora e di alzare l’asticella (mettiamola così) e di tuffarmi in una nuova avventura”.

Morris: “In continua evoluzione in sostanza, molto bene”.

Davide: “Sì assolutamente sì, ma penso che faccia anche parte del percorso personale di ognuno di noi ecco. Per chi è ambizioso o vuole raggiungere dei risultati nella propria vita, dal momento in cui lo raggiunge è fondamentale festeggiare (come facciamo all’interno del nostro team, quando raggiungiamo risultati.) ma poi finiti i festeggiamenti, se uno ha fame di successo e di risultati la fase due è pensare già a un nuovo obiettivo”.

Le difficoltà di partire con un nuovo progetto

Morris: “Certo, ascolta: qual è stata la difficoltà o le difficoltà maggiori che hai superato nel corso di questo tuo percorso evolutivo?”

Davide: “Sicuramente una volta raggiunta una posizione ambiziosa,  di rispetto e con grandi opportunità come quella in Maserati, lasciare quella posizione che è il posto fisso per eccellenza, non è stato facile. Dire al mio capo che volevo licenziarmi è stata una delle cose più difficili che abbia fatto in vita mia anche perché tenevo molto al progetto e ad Alfa Romeo in prima persona, quindi, mi dispiaceva davvero abbandonare quel ruolo. Mi ricordo quanti giorni ho tentennato prima di trovare il coraggio di parlargliene.

Subito dopo che mi sono licenziato ho iniziato questo progetto full time 26 settembre. Mi ricordo che ad ottobre mentre eravamo nel pieno dello sviluppo, lo sviluppatore ci ha abbandonati e quella è stata una gran bella sfida perché mi sono sentito solo, nonostante fossi con il mio socio. Nessuno di noi due era uno sviluppatore e ci siamo sentiti allo scoperto e la mia reazione all’epoca fu quella di fare un corso di 35 ore sullo sviluppo di siti web su WordPress per cercare di andare avanti a piccoli passi da solo. Nel frattempo però abbiamo trovato un altro sviluppatore che ci è venuto a dare una mano”.

Morris: “Mi fa molto piacere quello che stai dicendo perché decidere perché ne hai la necessità di imparare da zero qualcosa di così diverso da quelle che sono le competenze di cui ci hai parlato. Imparare a programmare e a fare un sito internet, anche se è con WordPress che è più facile che in codice sicuramente, non è semplice. Questo ci fa capire l’importanza che aveva per voi in quel momento trovare una soluzione. Quindi indipendentemente dal problema che si era creato, non dipeso da voi visto che è lo sviluppatore che se n’è andato, avete deciso (tu in prima persona) di trovare un’alternativa con questo tipo di escamotage e di soluzione.

Fare di necessità virtù

Ti chiedo un’altra cosa: se avessi dovuto momentaneamente occuparti di questa cosa immagino che tu avresti utilizzato le competenze acquisite per gestire il tuo sito in WordPress. Il fatto di aver fatto questa esperienza in maniera un po’ forzata, fammi capire, hai trovato passione poi per il discorso dello sviluppo oppure comunque è rimasta una conoscenza che avresti utilizzato ma che non sarebbe diventata una tua passione?”

Davide: “Io credo in due cose:

  • che ognuno debba fare il suo mestiere: quindi la professionalizzazione è sintomo di professionalità.
  • che un imprenditore, soprattutto un imprenditore italiano che gestisce piccoli business, (spesso questo viene dimenticato dall’opinione pubblica perché si pensa sempre che l’imprenditore sia quello che fattura miliardi di euro, dimenticandoci che il tessuto imprenditoriale italiano è quello delle piccole medie imprese) deve avere questa capacità. E vedo che ce l’hanno anche altri imprenditori come caratteristica comune, cioè quella che quando si ha un problema e non si riesce a risolverlo esternamente per una serie di fattori ci si arrangia.

Nel nostro caso era una questione di tempo e in termini economici: è chiaro che potevamo chiamare la super agenzia software di turno ma non avevamo il budget per quello. Di necessità si fa virtù e ho iniziato questa cosa non con l’obiettivo di diventare un guru dello sviluppo. Anche se ammetto che mano a mano che ho imparato alcune cose, alcuni contenuti, alcuni codici ne ho fatto tesoro e mi sono anche appassionato alla cosa. Il fatto di aver imparato qualcosina mi dà anche qualche strumento in più per capire, dialogare, contrattare quando mi devo interfacciare con uno sviluppatore. Quindi sicuramente le mie passioni sono altre, però non mi dispiace mettere mano al codice, chiaramente con i limiti degli strumenti che ho acquisito”.

Curiosità come forza per spingersi oltre

Morris: “Certo, ascolta: se tu dovessi riassumere in un concetto quello che è il segreto del tuo successo che parola useresti?”

Davide: “Allora, “curiosità” penso sia la chiave del mio percorso. Oggi guardando indietro vedo questo come fil rouge in tutto o almeno io ho percepito questo fil rouge riguardando tutte le mie esperienze passate. Sicuramente ho fatto tante esperienze e tanti tentativi anche su cose che non sono andate a buon fine che mi hanno permesso poi, spinto dalla curiosità, di acquisire alcune competenze che oggi mi tornano utili. Penso quindi che in tutte le persone la curiosità sia una qualità che può fare la differenza perché da quella forza di spingerti oltre al banale e il noto e dà la voglia di continuare”.

Morris: “Bene allora a questo punto grazie per essere stato qui con noi. E allora come sempre Cambia vita in 15 minuti!”

Davide: “Grazie a voi e grazie a te. Cambiate vita in 15 minuti!”

 

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