Cavalcare l’onda del cambiamento per realizzare i propri sogni e le proprie passioni: intervista a Giovanni Cappa, medico di Sea Shepherd.

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Un sogno, una vocazione: l’Oceano

Morris: “Ciao, benvenuta, benvenuto! Io sono sempre Morris di Sferya.com e oggi siamo qui insieme a Giovanni Cappa. Ciao Giovanni!”

Giovanni: “Ciao Morris”

Morris: “Allora Giovanni è medico e, diciamo, nel suo percorso evolutivo sta affrontando tutta una serie di situazioni particolari e sta vivendo un’esperienza lavorativa e anche di vita molto molto interessante, dal mio punto di vista. Giovanni parlaci un po’ di cosa ti occupi e di cosa stai facendo in questo tuo periodo della vita”.

Giovanni: “Allora io mi sono appena laureato in Medicina, un paio di anni fa e ho cominciato subito a lavorare. Non ho quindi seguito, come hanno fatto molti miei compagni, il percorso classico di iniziare immediatamente il corso di specializzazione, ma ho cominciato a lavorare come medico di guardia. Questo in vista di un sogno che avevo nel cassetto: ovvero quello di diventare medico per un’organizzazione che si chiama Sea Shepherd. Questa è un’organizzazione nata più di 40 anni fa e che si pone di difendere e proteggere i mari, gli oceani e le specie marine. Se a qualcuno piace il mare e ha la passione per gli oceani è abbastanza un processo naturale che venga a conoscenza di Sea Shepherd. Questo perché è quella che modo più attivo si pone di proteggere i mari. E così io mi sono appassionato al mare, ho cominciato a fare immersioni e ho conosciuto Sea Shepherd. In più durante i primi anni di università avevo conosciuto un giovane medico che aveva fatto questa esperienza qua. Io non sapevo nemmeno che Sea Shepherd necessitasse di medici. Così quello da quel momento lì è diventato il mio obiettivo: ovvero laurearmi, acquisire un po’ di conoscenza pratica per essere poi utile in una campagna o nelle missioni che Sea Shepherd sta portando avanti”.

Sea Shepherd, attivi per la difesa dei mari

Morris: “Ottimo, molto interessante. Sea Shepherd mi dicevi prima a microfoni spenti che è nata da uno dei fondatori di Greenpeace?”

Giovanni: “Esatto. Dal capitano Paul Watson che in realtà si staccò poi quasi subito dalle idee di Greenpeace. Questo perché Greenpeace lui la vedeva come una realtà poco attiva: faceva molta testimonianza delle misfatte che venivano fatte alla natura e alle specie che vivevano in mari altrove, ma lui voleva applicare un metodo diretto. Quindi si staccò con la Sea Shepherd, appunto per antagonizzare in modo diretto tutta la pesca illegale che viene fatta e il bracconaggio che viene fatto sia sulla scena nazionale che internazionale. Quindi da allora Sea Shepherd è diventata penso la più grande opera tramite navi in tutto il mondo, collaborando con i governi e le realtà locali dei vari stati in cui opera”.

Morris: “Ok, quindi se ho capito bene Sea Shepherd è legata ai mari e alla fauna, mentre Greenpeace più all’ambiente, anche gli animali sì però, diciamo, Sea Shepherd è più specializzata per quello che riguarda la fauna del mare. Mi pare di capire questo”.

Giovanni: “Sì poi è molto differente il metodo organizzativo delle due organizzazioni. Mentre Greenpeace si occupa prevalentemente di portare testimonianza al mondo di quello che accade contro la natura, sia in mare che fuori dal mare. Sea Shepherd si impegna in modo diretto a fermare la pesca illegale e il bracconaggio”.

Come inizia un sogno: volere è potere

Morris: “Certo, ok. Quindi per quanto possibile cerca di risolvere il problema direttamente. Ho capito, ascolta, fammi capire: in questo tuo percorso evolutivo ti sei candidato e subito sei diventato medico della Sea Shepherd o c’è stato un periodo in cui hai dovuto, per così dire, “crescere” e fare determinati passaggi professionali evolutivi per quella che è la professione, insomma?”

Giovanni: “Allora devo dire che io ho contattato Sea Shepherd quando ero veramente pronto ad intraprendere questa esperienza. Quindi non li ho contattati quando ero ancora all’università e quando non sentivo di avere delle basi pratiche discretamente solide. Quindi ho fatto un po’ di pratica sul campo anche per prendere l’abilitazione. A quel punto li ho chiamati, gli ho fornito il mio curriculum, dando subito un periodo di disponibilità per l’anno successivo. Appunto avendo l’abilitazione e l’iscrizione all’ordine dei medici io gli posso dare, organizzandomi con i miei lavori e con i miei impegni, la disponibilità di questi 3-4 mesi, fondamentalmente l’inverno, dell’anno prossimo. Loro sono stati contentissimi perché appunto si basa sul volontariato il lavoro di Sea Shepherd: si va dagli ingegneri, ai marinai, ai cuochi, ai biologi. Avere un medico a bordo, specialmente per alcune campagne, è importantissimo. Questo perché molte campagne vengono condotte in Paesi in via di sviluppo e del terzo mondo dove magari ci si mette giorni o ore ad arrivare a una struttura ospedaliera e comunque è sempre bene che la nave sia efficiente per qualsiasi aspetto, incluso quello medico e sanitario. Dopodiché sotto data la mia disponibilità devo dire sono stati molto entusiasti. Ho ricevuto veramente una risposta entusiasta dall’organizzazione e hanno iniziato a dirmi quale sarebbe stata la possibile campagna a cui sarei stato assegnato. Effettivamente poi andando avanti con il tempo siamo riusciti anche ad organizzare dei progetti di donazioni per dei farmaci a Sea Shepherd e alla nave su cui sarei andato. Dopodiché sotto data è stata confermata la missione che era appunto andare su una nave in Messico che pattuglia un’area protetta dove c’è il cartello della droga messicano che pesca una specie in via d’estinzione”.

Morris: “Ah ok, quindi insomma, contesti anche abbastanza… ok “pesca di frodo”, ma in contesti abbastanza rischiosi anche come contesti”.

Giovanni: “Assolutamente, c’era un clima molto molto caldo, diciamo.”

“Chi si ferma è perduto”

Morris: “Ascolta fammi capire in questo tuo percorso evolutivo, nel corso del tempo hai fatto anche tante altre esperienze? Cioè: fammi capire il tuo approccio nei confronti della vita. Cioè hai fatto il medico e hai fatto questa esperienza o sei sempre stato catturato dal fare nuove esperienze e sperimentare cose nuove?”

Giovanni: “Assolutamente, chi si ferma è perduto e dal primo anno di università ho iniziato a lanciarmi in nuove esperienze per quel tempo libero che avevo. Quindi è sempre stata un po’ la mia passione la medicina, il primo soccorso. Quindi dal primo anno di università avevo iniziato a fare i corsi in Croce Rossa per diventare soccorritore 118 e quindi in parallelo agli studi cominciavo a fare le notti in ambulanza. Queste sono state una scuola di vita fondamentale, se non uno dei tirocini più formativi che abbia fatto, anche se tirocinio dell’università effettivamente non era. Però è sicuramente un ambiente che mi ha veramente formato moltissimo.  Poi appunto mi piace molto stare all’aperto e fare attività e appunto ho cominciato durante un viaggio in estate a dedicarmi alla subacquea che mi ha preso subitissimo. Mi sono veramente molto appassionato sempre di più all’ambiente marino. E appassionandosi all’ambiente marino, uno capisce, anche come si sta deteriorando e quali sono le cause del suo deterioramento. E da lì uno conosce quali sono le organizzazioni, come Sea Shepherd che stanno facendo di tutto per rallentare o evitare questo declino”.

Morris: “Certo, certo. Ascolta qual è stata la difficoltà nel tuo percorso che in qualche modo ti ha dato più da fare e che hai dovuto superare per arrivare dove sei adesso?”

Giovanni: “Allora sicuramente per arrivare a far parte di queste missioni lo scontro più grande stato quello con i miei genitori. Questo perché per loro voleva dire, appunto, vedere il figlio partire per una realtà molto pericolosa. Il medico serve effettivamente in queste missioni qua perché come accennato prima, ad esempio, c’è di mezzo il cartello. Il più delle volte, evitando la pesca del cartello e sottraendo introiti al cartello messicano ci sono stati più volte le guerriglie e gli attacchi che sono stati fatti contro la nostra nave: varie volte ci hanno lanciato molotov, la barca è andata in fiamme, i vetri in frantumi perchè ci lanciavano rocce e piombi. Quindi è stata veramente un’esperienza delicata e abbastanza pericolosa, il più è stato trovare il consenso che all’inizio non ho trovato da parte dei miei genitori.”

Morris: “Certo, certo. Beh, sì, capibile”.

Giovanni: “Sì assolutamente comprensibile, non li posso biasimare e mi spiace per loro che l’abbiano vissuta così”.

Un grande rischio, ma sempre controllato

Morris: “Ascolta, fammi capire perché è una cosa importante questa che tu adesso stai dicendo. Tu, facendo questa tua esperienza sei consapevole dei rischi che corri (o che hai corso) nel corso del tempo quindi tutto sommato, nonostante quelle di cui hai parlato siano cose che si spera sempre non succedano troppo vicino a noi o comunque non succedano a tal punto da dover causare delle conseguenze, nel tuo modo di intendere questa tua vocazione, questo tuo sogno da realizzare è un “so che c’è questo pericolo ma la mia voglia di fare è talmente grande che comunque preferisco seguire il mio sogno” oppure in qualche modo ti limita? Lascia stare i tuoi genitori: parlo proprio di te come persona, come medico, come professionista”.

Giovanni: “Allora, sicuramente uno fa i propri calcoli e si assume le responsabilità dei rischi che va ad affrontare. Di fronte ad una situazione del genere io solitamente mi pongo in modo abbastanza razionale, valutando appunto tutti i rischi del caso. Sicuramente stare su quella nave lì era più pericoloso che stare a lavorare in una corsia d’ospedale a Pavia, però questo modo di pensare secondo me rallenta molto la persona nello sviluppo. Cioè, ci troviamo spesso attorno persone che purtroppo ci lasciano per l’incidente stradale o per l’aneurisma cerebrale. Non ci è dato sapere come ce ne andiamo da questo mondo quindi secondo me è sbagliato chiudersi in una campana di vetro fatta delle proprie paure. Quindi, uno per carità valuta i propri rischi e nel mio caso decide se affrontarli o meno. Io in quel caso lì ho studiato bene la situazione, ho cercato di capire fino a che punto fosse rischiosa e, va bene che non è come farsi una passeggiata al parco, è sicuramente una situazione pericolosa però avevamo anche delle difese. Noi come ho detto collaboriamo con i governi locali e nel nostro caso avevamo quattro marines della marina messicana a bordo che ci difendevano e ci avrebbero difeso in qualsiasi situazione. Quando c’è stato anche un attacco più grande sono arrivate le vedette della marina, è arrivato anche un elicottero della marina messicana pronto ad allontanare i bracconieri del cartello, quindi non è mai successo niente e Sea Shepherd lo dice che comunque durante le sue campagne nessun membro dell’equipaggio è mai stato ferito in modo grave. Questo appunto perchè ci sono dei protocolli di sicurezza, collaborazioni con i governi e personale armato nelle situazioni che lo richiedono. Seconda cosa, noi come equipaggio veniamo preparati: facciamo un sacco di simulazioni, di preparazioni, di addestramenti una volta che siamo a bordo per affrontare tutte le situazioni di emergenza. Dal fuoco sulla nave, dall’uomo in mare, dall’abbandono della nave fino all’attacco di pirateria quindi siamo preparati. Una volta che succedono questi avvenimenti pericolosi sappiamo come affrontarli nel modo più sicuro possibile ed è grazie a queste politiche di addestramento che Sea Shepherd riesce a mantenere in sicurezza l’equipaggio. Quindi è un rischio, ma è un rischio che comunque è controllato e viene minimizzato il più possibile”.

Morris: “Ottimo, quindi insomma diciamo che il rischio c’è ma è comunque un rischio calcolato in base alla situazione che ti trovi ad affrontare e alle valutazioni che hai fatto in principio. Ottimo. Ascolta, se tu dovessi dare un consiglio a chi ci sta ascoltando, quale sarebbe secondo te il segreto del successo racchiuso in poche parole. E come fare per trovare quella spinta che hai trovato te per raggiungere il tuo sogno?”

Avere un obiettivo e creare un piano per raggiungerlo

Giovanni: “Allora, secondo me il punto numero uno è avere un sogno, che secondo me non è proprio una cosa banale. Bisogna veramente capire cosa si vuole nella vita, cos’è che ti renderebbe felice, cos’è che ti realizzerebbe e inseguirlo, lavorare sodo perchè è dura arrivare a raggiungere un obiettivo. Lavorare sodo, mettercela tutta affrontando anche quelli che sono i pareri di chi ti sta attorno perchè non sempre uno trova il supporto dagli amici e dalla famiglia. Quindi, se uno trova un suo sogno, un suo obiettivo, deve lavorare sodo a testa bassa. Almeno, che tu lo raggiunga o meno sai che ce l’hai messa tutta quindi non avrai nessun rimpianto. Tra qualche anno, guardandosi indietro, uno dice: “io avevo un sogno, ho fatto tutto quello che potevo fare per raggiungerlo. Se ce l’ho fatta bene, se non ce l’ho fatta almeno ho dato il massimo”.

Morris: “Perfetto, direi che hai la visione molto chiara di quello che vuoi e soprattutto si vede che questa concretezza ti porta comunque ad agire. Cioè, non è una concretezza solo nella tua mente ma anche i risultati parlano chiaro sul fatto che stai realizzando quello che vuoi. Una delle cose che trovo più frequentemente mancare nelle persone che hanno magari un sogno da realizzare ma che come dici tu, magari non è esattamente un sogno ma più qualcosa tipo un desiderio, è proprio il fatto che hanno questa idea che vorrebbero realizzare ma poi non agiscono. La marcia in più che io vedo, di tutto quello che stai dicendo, è proprio questo, cioè che comunque, indipendentemente da tutto bisogna agire. Agire e dare il massimo, come dicevi tu prima, per avvicinarsi comunque il più possibile a quello che è l’obiettivo. Ecco, questa mi sembra una cosa importantissima da dire”.

Giovanni: “Assolutamente. Avere un obiettivo e poi creare un piano per raggiungere l’obiettivo”.

Morris: “Benissimo Giovanni. Grazie per essere stato con noi e a questo punto come sempre “cambia vita in 15 minuti”!

Giovanni: “Cambia vita in 15 minuti”.

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