Cosa c’è di più bello e affascinante che motivare le persone e fornire loro gli strumenti per raggiungere i propri obiettivi? Ecco di cosa si occupa Marco Valerio Ricci, un esempio di come il cambiamento dinamico ha trasformato un momento di crisi in una spinta ad aiutare il prossimo.

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Morris: “Ciao benvenuto a te che ci ascolti, benvenuta a te che ci ascolti. Io sono sempre Morris di Sferya.com e oggi siamo qui con Marco Valerio Ricci. Ciao Marco Valerio!”

Marco Valerio: “Ciao Morris, è un piacere parlare insieme oggi”.

Dal nuoto in USA, alla PNL in Italia

Morris: “Allora, Marco Valerio dunque tu ti occupi di mental coaching, ti occupi di pnl e soprattutto di ipnosi. Dicci un po’ com’è nata questa tua passione per questi argomenti apparentemente molto diversi”.

Marco Valerio: “Allora inizia tanto, tanto, tanto tempo fa. Nel senso che come spesso racconto il primo incontro è stato quando nuotavo, ero negli Stati Uniti. Avevo un coach di nuoto, un allenatore: il coach negli Stati Uniti è proprio in realtà l’allenatore, che molto spesso anche in Italia si definisce così chiunque alleni degli atleti. Lui utilizzava una cosa che chiamava NLP. Io all’epoca avevo 18 anni scarsi e non sapevo esattamente di cosa si trattasse. L’unica cosa che avevo notato è che ci aveva portato a prestazioni inimmaginabili all’inizio della stagione. Lui ci aveva fatto focalizzare su un singolo punto della prestazione che era battere il nostro record personale. Non dovevamo mai battere gli altri, ma solo uscire dall’acqua quando battevamo noi stessi. Questa cosa mi è continuamente girata nella testa negli anni e non ci potevo fare nulla.

Tornato in Italia diciamo che ho avuto un contraccolpo rispetto all’esperienza fatta negli Stati Uniti, di vita in un ambiente con una mentalità molto diversa e ho avuto un po’ di difficoltà.

Per cui, dopo essermi rivolto al classico approccio psicologico e non aver ottenuto risultati, dopo circa 18 mesi ero distrutto e disperato. Quindi ho iniziato a cercare altro e mi sono imbattuto in approcci differenti tra cui quello della programmazione neuro linguistica”.

PNL: da ancora di salvezza a passione

Marco Valerio: “Nell’arco di pochissimo tempo, meno di un mese, da quando ho iniziato a frequentare dei corsi improvvisamente posso dire che la mia vita è cambiata. Come molto spesso dice chi conosce e viene a contatto con la programmazione neuro linguistica. In realtà mi stavano insegnando ad usare il mio cervello di proposito, quindi non a caso e quindi non subendo le emozioni, ma di proposito. Da lì al passaggio al coaching il passaggio è stato un attimo perché mi sono incuriosito.

Di mia natura, una delle mie spinte motivazionali maggiori e più intense è proprio la curiosità, la voglia di conoscere, il bisogno di conoscenza e sono arrivato al coaching. Questo all’epoca stava proprio arrivando in Italia, nel 1998. Nel 1997 è stato pubblicato il primo libro di coaching in Italia e quindi mi sono buttato a capofitto, tanto da essere uno dei primissimi in questa disciplina. Ovviamente è stata una delle cose che mi ha stimolato maggiormente.

Da lì dopo alcuni anni, ormai era già il 2001, quindi dopo 4 anni, ho scoperto quasi per caso su un libro di ipnosi che quello che io stavo facendo con la programmazione linguistica, con le visualizzazioni e così via, in realtà non era altro che ipnosi mascherata. Da lì, insomma, puoi immaginare quello che potesse essere quasi 20 anni capire che stavo usando l’ipnosi e non lo sapevo. Ma poi ti racconterò”.

Che cos’è l’ipnosi e per chi è

Morris: “Su questa cosa, dacci la tua definizione di ipnosi perché sai è un argomento che molte persone vedono come qualcosa di manipolativo, ecco. Visto che tu la pratichi spesso mi piacerebbe avere la tua definizione e soprattutto capire un attimo meglio di cosa si tratta”.

Marco Valerio: “Ok. Volentieri. Come definizione prendo in prestito quella di Milton Erickson che è stato il più grande ipnotista del 1900 e colui che ha rivoluzionato proprio il concetto di ipnosi e il mondo dell’uso dell’ipnosi.

Milton Erickson disse questa frase: “l’ipnosi non esiste perché tutto è ipnosi”. In realtà è la cosa più vera del mondo: se noi definiamo l’ipnosi come quello che è, cioè un mono-ideismo, ovvero la focalizzazione su una singola idea, escludendo tutta una serie di informazioni che arrivano dall’esterno, e la concentriamo verso l’interno di noi stessi, quindi una singola idea che viene dentro noi stessi.

Potrebbe essere anche semplicemente la concentrazione rispetto a una performance sportiva, piuttosto che rispetto a ottenere, non so, un certo tipo di relazione con un cliente o con i propri figli, con il proprio partner. Ogni volta che pensiamo una singola cosa e ci estraniamo dal mondo, anche durante una conversazione, siamo in uno stato che potremmo definire “ipnotico”. Quindi dire che non si fa ipnosi è assurdo.

Recentemente una persona mi ha chiesto durante un corso a chi io avrei consigliato l’ipnosi e io ho risposto “a tutti”. Questo perché se oggi non usi l’ipnosi sei fo****o e scusate il “francesismo”. Ma l’idea è proprio quella di comprendere che oggi il mondo va sempre più veloce e se non usiamo degli strumenti per noi stessi e su noi stessi, che ci permettano di accedere alle nostre risorse, in qualche modo rischiamo di essere ipnotizzati dal mondo esterno. Siccome il mondo esterno cerca di catturare la nostra attenzione o usiamo l’ipnosi o siamo ipnotizzati da tutti quei tentativi di prendere l’attenzione e di spostarla, di usarla e viceversa.

Se siamo dei venditori, dei marketer e non conosciamo l’ipnosi stiamo perdendo quei meccanismi che ci permettono di catturare l’attenzione dei nostri clienti. Inevitabilmente quindi la loro attenzione sarà catturata da mille altri siti, da mille altri messaggi di marketing, da altri venditori, da altri professionisti e così via”.

Morris: “Ottimo, ho capito. Quindi diciamo che o ipnotizzi o vieni ipnotizzato. O ti auto ipnotizzi o vieni ipnotizzato, insomma”.

Marco Valerio: “Esattamente così. Anche chi dice “io no, l’ipnosi, mai nella mia vita” in realtà ha ipnotizzato la gente un’infinità di volte. Basta chiedere a un amico: “ti ricordi quella volta in cui eravamo al liceo che è successo x, y, z”. Ecco in quel momento l’amico si estrania un attimo, sposta lo sguardo verso l’alto e dopo qualche frazione di secondo dice “ah sì, adesso me lo ricordo” oppure “no, guarda, non me lo ricordo”. Nel momento in cui si è estraniato: in quel momento l’abbiamo ipnotizzato. Se non sappiamo cosa farci è solo uno stato momentaneo ma di fatto abbiamo alterato il suo stato di incoscienza”.

Cambiamento dinamico: se non si evolve si perisce

Morris: “Ho capito. Ascolta, ecco, visto che parlavi di mondo che corre in continuazione, ti chiedo proprio perché siamo nell’era del cambiamento: in che modo ti sei relazionato con tutta questa accelerazione della realtà? Voglio dire gli strumenti che hai acquisito sono quelli che usi oggi e che usavi anni fa, oppure c’è stata una sorta di evoluzione, una sorta di cambiamento che, oltre che essere esterno a te, hai portato dentro di te per fare in modo di avere sempre strumenti più efficaci?”

Marco Valerio: “Beh, mi conosci e sai come ragiono fondamentalmente: penso che una persona che non cresce sia una persona che è destinata a morire. So che è un po’ forte come frase ma in realtà o si accetta il cambiamento dinamico, o si accelera nel dinamismo del cambiamento oppure si è destinati a essere esclusi da un mercato, dal benessere (benessere anche emotivo).

Personalmente quindi sono in costante cambiamento e destino circa 10mila euro all’anno per la mia formazione, per lo studio, per l’approfondimento di argomenti. Ogni anno mi rivolgo a un coach differente che mi aiuti a un certo percorso, a tirar fuori ancora qualcosa in più di me stesso, a “performare” ancora meglio.

Non per un qualcosa di idealistico, di una perfezione diciamo, ma più per una sperimentazione. In questo periodo, per darti un’idea: due anni fa è stato il momento della ricerca della propria storia. Ho sviluppato e ho studiato dei momenti in cui ho sfruttato delle tecniche di ricerca della propria storia per fare un lavoro di pacificazione con me stesso. L’anno scorso è ritornato in auge un lavoro che avevo già fatto tempo addietro che è quello dei bisogni motivazionali, che ho amplificato con il concetto di motivazione scientifica. Quest’anno mi sto dedicando al bio hacking delle emozioni che è qualcosa di innovativo di cui inizierò a parlare a breve, perché mi sto specializzando anche in questo campo.

L’idea è proprio quella di partire dalla biologia delle emozioni e degli stati emotivi, che sono il frutto di tutto ciò che è il processo biologico attraverso il quale noi viviamo: quindi il nostro benessere, il benessere fisico ma che ha un riflesso sul benessere emotivo e sul diventare, in un certo senso, un hacker di questi concetti perché troppo spesso sono diciamo cristallizzati, resi stabili. Invece hanno necessità di un dinamismo e di una dinamicità, proprio di un cambiamento dinamico per bypassare dei format spesso mentali, e a volte emotivi, che bloccano l’evoluzione delle persone.

Per cui cos’ho fatto? Studio continuo e ricerca continua: mai fermarsi”.

La motivazione scientifica: Steven Reiss

Morris: “Wow. Ti faccio una domanda: prima hai accennato sul discorso della motivazione scientifica, puoi accennarci qualcosa su questo discorso? Perché è un argomento che probabilmente pochi conoscono”.

Marco Valerio: “Molto volentieri. Anche perché hai ragione in pochissimi lo conoscono ed è un argomento che stiamo portando in Italia da circa, ti dirò, poco meno di un anno. Allora mettiamola così: fino a oggi la motivazione è spesso stata confusa con qualcosa legato a qualche motivatore che dall’esterno ti dice il classico “dai che ce la fai”, “dai che sei forte”, che ti sprona a ottenere qualche cosa di più. Chi è andato un po’ oltre ha iniziato a dire “Sì, guarda, va benissimo questo, ma devi iniziare a cercare il tuo Perché”. Se hai un Perché abbastanza forte, troverai il Come e non avrai mai una mancanza di motivazione.

Ora tutto questo l’ho usato, e sono stato tra i primissimi ad applicarlo in Italia. Allo stesso tempo per il mio background c’era la mancanza di un aspetto, un aspetto appunto di scientificità. Alcuni anni fa ho trovato e ho avuto modo di conoscere il lavoro del professor Steven Reiss.

Steven Reiss era un professore di psicologia americano (dico era perché è venuto a mancare ad ottobre del 2016) diventato famoso per aver elaborato un questionario per predire i disturbi dell’ansia. Questo professore a un certo punto nel 1994 si ammalò di una malattia autoimmune ed entrò in crisi esistenziale. Iniziò quindi a chiedersi: ma com’è che con tutti gli strumenti e le conoscenze che ho sono entrato in questa crisi? Che cos’è che fa si che la mia personalità sia tale? E soprattutto che cos’è che mi spinge ad essere me stesso nella vita?

Così iniziò a fare una serie di ricerche con metodologia scientifica fino ad individuare 16 bisogni umani che hanno tutti gli esseri umani ed ad analizzare con cui ciascuno di noi cerca di soddisfare questi bisogni. La cosa interessante è che ha elaborato un approccio scientifico e ha inserito l’intensità relativa a ciascuno di noi confrontandola con una norma e inserendola in una distribuzione di Gauss. Fondamentalmente termini statistici: la curva di Gauss è una curva di distribuzione di una popolazione, quindi delle persone che fanno parte di un certo tipo di gruppo.

La cosa interessante è che tutti noi abbiamo ciascuno di questi 16 bisogni. Ciò che ci rende unici è l’intensità con cui noi desideriamo soddisfare questo bisogno. La cosa ancora più interessante è che nel tentativo di soddisfare questi bisogni noi cerchiamo e sviluppiamo una forma di personalità, che ci porta ad essere chi noi siamo. Ti assicuro che è fortissimo come tipo di conoscenza e per un coach o per chi vuole accettare se stesso nel cambiamento, con anche le difficoltà che ci possono essere, è fondamentale conoscere con che intensità vogliamo soddisfare ciascun bisogno”.

Morris: “Accidenti, qualcosa di veramente eccezionale, nonché di innovativo, perché penso che attualmente la ricerca del professor Steven Reiss penso che sia l’unica che vada in questa direzione rispetto a tutti gli altri motivatori o Maslow o tutte le altre ricerche sull’argomento che sono state fatte in precedenza”.

La piramide di Maslow

Marco Valerio: “Sì esattamente così. Per esempio hai citato Maslow che ha creato la famosa piramide dei bisogni di Maslow che però non ha alcun fondamento scientifico. L’evidenza di questo fatto è data anche semplicemente da un ragionamento: uno dei bisogni base di Maslow è il cibo. Quindi il fatto di soddisfare la fame e alimentarsi ma secondo il principio di Maslow quando i livelli, cioè le spinte di base, sono soddisfatte vogliamo passare a bisogni di livello più elevato. L’osservazione che io molto spesso faccio fare alle persone è: quante persone conosci che mentre stanno mangiando stanno già pensando a che cosa mangeranno questa sera, che cosa mangeranno a cena e che cosa mangeranno domani?

Ora queste persone in quel momento stanno già soddisfacendo il loro bisogno di cibo, quindi, la piramide dei bisogni umani di Maslow, che è una cosa molto interessante, però non soddisfa un criterio di conoscenza di sé e di supporto dell’altra persona (per esempio nell’ambito del coaching) per aiutarla a sfruttare le proprie spinte motivazionali.

Tony Robbins e la motivazione

Per quanto riguarda altri modelli, molto spesso sono modelli basati sul concetto di coinvolgimento. Per esempio i sei bisogni umani di Tony Robbins, come li presenta Tony Robbins, sono molto interessanti ma in realtà rispecchiano prevalentemente caratteristiche che sono molto interessanti, assolutamente, sono molto motivazionali e prendono esattamente quelle persone che riescono ad essere coinvolte dal suo stile. Tant’è che oggi noi nell’ambito della motivazione scientifica distinguiamo i corsi motivazionali che si basano in realtà sulla vera motivazione, quella scientifica, e corsi motivazionali di coinvolgimento che si basano sulla personalità di una persona che ha un grande carismo, una grande abilità di coinvolgimento e che quindi coinvolge gruppi sempre più ampi di persone.

Allo stesso tempo, però, vediamo che non coinvolge tutti: ci sono persone che (io ho citato Tony Robbins ma ci sono decine di persone anche in Italia con grande carisma che fanno grandi convention) di fatto non piacciono a tutti. Se fosse vera motivazione piacerebbero a tutti perché andrebbero a toccare i bisogni motivazionali di ciascuno. L’unica vera motivazione, quindi, è quella scientifica. Il resto è un coinvolgimento in un modello del mondo personale”.

Morris: “Grazie Marco Valerio, è stata veramente una bellissima chiacchierata, molto arricchente e spero che sia così per chi ci sta ascoltando. A questo punto ti saluto come sempre con “Cambia vita in 15 minuti!”.

Marco Valerio: “Eh sì! Cambia vita in 15 minuti! Assolutamente sì, con il cambiamento dinamico”.

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