C’è qualcosa in cui credi di essere una persona particolarmente dotata? Magari nelle tue passioni. Ti piacerebbe essere il migliore in ciò che fai? La mediocrità è un piatto che non soddisfa e col lungo andare è logorante: chi si accontenta, insomma, gode solo “così così”. Se ti piace fare una cosa, un  hobby, il tuo lavoro o se hai una passione punta in alto. Punta sempre a migliorarti per diventare il TOP crescendo ogni giorno. Vediamo come fare.

Conoscere se stessi, per migliorare

Essere il migliore o la migliore non è facile e non è una cosa immediata. Senza contare che ci vogliono delle capacità. A questo proposito la prima cosa è farsi un’auto-analisi oggettiva. Conoscere noi stessi è il primo passo per migliorarci. Lavorare sui nostri punti di forza e soprattutto quelli di debolezza ci fa sentire a nostro agio e in un certo senso una persona migliore. Ammettere i propri difetti vuol dire conoscere se stessi e avere coraggio di affrontare le difficoltà. Non tutti siamo così. Ti invito a seguire questa proporzione: 3 qualità e 1 debolezza. Fai in questo modo perché è così per tutti anche se spesso siamo portati a pensare il contrario. Vogliamo migliorare, non abbassare l’autostima.

Identificate le nostre debolezze e i nostri talenti abbiamo uno schema da cui partire per lavorare verso il traguardo. Quando ci valutiamo facciamo attenzione a non farci influenzare dalle opinioni esterne. Non sempre sono positive. Ognuno di noi è unico e non siamo l’immagine o la percezione di qualcuno esterno a noi. Se l’analisi sulle nostre capacità la faremo fare ad altri, lavoreremo tanto senza creare ciò che vogliamo. C’è chi ancora si ostina a piacere a tutti. Non è possibile.

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Competizione: per vincere bisogna giocare

Se dentro di noi non abbiamo almeno la carica e la volontà di migliorarci non saremo mai i migliori. Si diventa i massimi esperti di qualcosa mettendosi continuamente in discussione, cambiando e sperimentando. E parte integrante di questo percorso è costituito dalla competizione: con noi stessi e non con gli altri. Anche se la parola “competizione” sembra negativa in realtà è positiva perché stimola ad agire per progredire. Questo almeno se è pulita e se fa da carburante per migliorarsi, studiare, testare e approfondire. Ricordati che ciò che hai è il punto di partenza, ciò che manca in qualche modo si crea e si sviluppa.

Avere competizione è in un certo modo avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di riuscita: chi è competitivo ha normalmente una visione positiva della vita, altrimenti non si metterebbe nemmeno in gioco. Crederci è molto importante per riuscire: è una legge di attrazione in cui credo fermamente.

Se non senti competizione in alcun modo, inizia a guardarti intorno: questa ti darà una forte motivazione a lavorare duro. Ovviamente bisogna avere un certo autocontrollo e queste emozioni vanno messe in determinate attività, non nella totalità della vita. Siamo noi a scegliere quando è ora di sfidare le nostre abilità e quando no.

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Concepire l’errore come una lezione

Nessun leader del passato, da Einstein a Steve Jobs, è partito con un colpo grosso, ma tutti sono partiti da qualche caduta. Questo ci insegna che il segreto del successo non è azzeccare il colpo la prima volta o trovare subito la chiave giusta per lavorare al meglio, ma vuol dire a volte anche sbagliare. L’errore non è solo un errore, ma è una lezione da apprendere per non essere più ripetuta.

L’errore diventa esperienza per chi sa cogliere l’insegnamento

Un esempio: in Germania ho preso un paio di ghiacciate sotto docce gelide perché scambiavo “kalt” per caldo. Alla terza volta, ho capito che significava “freddo” e non ho più fatto questo errore. Ecco, questo vale un po’ per tutto nonostante ti abbia fatto un esempio banale. Quando cadi, stai certo che alla prossima opportunità non farai lo stesso errore, ma avrai l’opportunità di riuscire o, al contrario, di apprendere una nuova lezione. La crescita personale non la fai in aula da formatori costosi ma osservando ciò che ti accade e trovando soluzioni ai problemi della vita.

Per diventare il migliore nel tuo campo, lo sbaglio più grande è avere paura di un insuccesso. È chiaro che non piace a nessuno ma fa parte del raggiungere il proprio obiettivo. Non essere a disagio esponendoti al rischio, perché vuol dire accettare la sfida e questo è già un ottimo punto d’inizio. Il contrario significa, infatti, restare immobile nella passiva mediocrità e questo sì, vuol dire fallire.

Il rischio più grande è non rischiare.

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Quindi come si diventa il migliore?

In sostanza non posso essere il migliore ma posso essere migliore (di ieri). L’obiettivo deve essere il confronto con ciò che ero e non ciò che sono gli altri perché uscirò sempre sconfitto. Non voglio dire che non diventerai mai il meglio del meglio, ma intendo che nella vita, nel lavoro e in qualsiasi altro ambito: essere migliori è un’abilità interiore, essere il migliore deriva dall’esterno ed è la conseguenza del primo passaggio. Se mi presento alle olimpiadi sono il migliore a livello nazionale ma non posso influire sulla prestazione degli altri “migliori nazionali stranieri”. Posso concentrarmi sul fare del mio meglio ma non ho la certezza di vincere l’oro. Capisci la differenza? Il mio consiglio è di non sentirsi mai arrivati. Questo consente di restare in alto ed avere la felicità dalla propria, circondandosi sempre di tante persone che ci stimano. Ecco cosa ci vuole:

  1. competizione con noi stessi;
  2. positività ed entusiasmo;
  3. un’auto-analisi oggettiva;
  4. voglia costante di migliorarsi;
  5. coraggio nell’agire e sbagliare.

Quando avrai tutti questi ingredienti, potrai preparare il banchetto del tuo successo. Ricorda

Chi s’accontenta gode ma chi gode non s’accontenta mai.

Morris

 

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