La depressione è qualcosa che può colpire anche senza particolari motivi: l’importante è rendersene conto e agire di conseguenza per uscirne il prima possibile (esperienza diretta). A volte le motivazioni che scatenano quel brutto malessere ci sono e sono anche ben evidenti. È il caso della depressione reattiva, che può manifestarsi in conseguenza a un trauma. Esistono molti professionisti capaci: valuta di cercarne uno se ritieni di essere in difficoltà.

La tristezza profonda che si prova in un dato momento è talmente dolorosa, sentita, intensa da gettare la persona a terra, faticando a riprendersi. È in quel momento che arriva, la depressione reattiva. Non è mai la situazione che si crea a determinare un trauma ma come viviamo quel singolo momento. Poi lo giustifichiamo razionalmente, quando di fatto non lo è (e a questo punto iniziano le giustificazioni).

Secondo le statistiche quelle più interessate da questo disturbo sono le donne più sensibili. Vorrei precisare che l’emotività tipica femminile è uno strumento in grado di creare empatia ed è una grande risorsa. Non è mai lo strumento ad essere buono o cattivo ma come decidiamo di usarlo o abusarne.

È chiaro che di fronte a una persona depressa non è semplice capire che tipo di disturbo si tratti. La depressione può anche essere apatia. Il depresso-reattivo nasce invece solo dopo questo stress da trauma. Esistono altri disturbi come la depressione nevrotica che non trattiamo qui.

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Quali sono questi traumi? Cause e sintomi

Nella depressione reattiva abbiamo capito che il concetto scatenante è azione-reazione, dove l’azione è il trauma e la reazione, la depressione. Quali sono queste azioni che scatenano il problema? Situazioni gravi, tristi, traumi che portano allo sconforto più profondo. Qualche esempio:

  • un lutto che coinvolge se stessi o le persone care;
  • un fallimento personale, sul lavoro, nello studio, nella vita sociale, come una separazione o un divorzio;
  • la propria malattia o di una persona cara;
  • il mobbing;
  • la depressione post partum, ne è un classico esempio;
  • Tutte quelle cose (per alcuni banali) ma che la persona vive come fallimento.

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È importante non confondere la depressione reattiva con il disturbo post traumatico, che è legato a eventi di morte (aggressioni, catastrofi, guerre ecc.) e che porta la persona a percepire costantemente la paura rivivendo quei momenti. Nella depressione reattiva, infatti, il trauma coinvolge la persona in maniera fortemente soggettiva creando una situazione apparentemente insuperabile che mette in discussione la persona stessa e il suo modo di essere.

In questo disturbo potrebbe esserci qualcosa di narcisistico. L’impotenza dell’evitare un lutto, un aborto, la perdita del lavoro sono difficili da elaborare perché è la persona che viene messa in discussione. La depressione reattiva può essere più o meno grave in base ai casi e al soggetto, di norma si manifestano sintomi psicologici, tristezza, fragilità, pentimento, ma anche sintomi fisici, come l’abbattimento fisico e il senso di colpa.

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Depressione reattiva: come uscirne

Riconosciuta la depressione reattiva dai suoi sintomi e con una diagnosi medica (sempre meglio fare affidamento ai professionisti!), ecco che si può pensare a risolvere il problema con la giusta terapia. La durata del disturbo e della terapia è soggettiva per cui i tempi di guarigione sono imprevedibili. In tutti i casi è importante sapere che guarire è possibile.

Per la cura della depressione reattiva la psicoterapia è ancora un valido aiuto. I farmaci, infatti, sono uno step successivo che si preferisce adottare solo quando non si ha un riscontro positivo in altri modi. Gli antidepressivi a volte sono qualcosa che riduce il problema ma che di fatto non lo risolve. Ricordati sempre di risolvere la causa del problema e mai il sintomo.

Se pensi di soffrire di depressione reattiva o che qualcuno accanto a te abbia questo problema, è bene ricorrere a uno psicologo che sappia dare il giusto sostegno.

Ricordati che il cambiamento agisce sempre sulle nostre vite: sta a noi scegliere re agire o reagire.

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