Cosa vuol dire essere un Personal Trainer? Che tipo di percorso bisogna fare? Quali le opportunità di questa figura? Scoprilo dalla bocca di un vero Personal Trainer che ha saputo dominare il cambiamento!

 

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Passione per il fitness: ecco l’inizio

Morris: “Ciao benvenuto. Io sono sempre Morris Bottazzi di Sferya.com e oggi siamo qui con Gennaro Mazzuoccolo. Ciao Gennaro”.

Gennaro: “Ciao Morris”.

Morris: “Allora Gennaro dicci un po’ chi sei e di cosa ti occupi”.

Gennaro: “Allora mi ha già presentato tu, io sono Gennaro ed è da anni che sono nel mondo del fitness, ormai dal 2005. Sono nato come istruttore di sala in una delle palestre più famose di Milano. Attualmente invece ho una mia attività: praticamente insieme a due ragazzi ho uno studio di personal training. Noi ci dedichiamo solamente a questa specifica cosa. Sono anche osteopata, ho concluso il percorso da osteopata 5 anni fa per cui porto avanti questi due aspetti lavorativi, che si compensano a vicenda ecco”.

Morris: “Ottimo, quindi settore fitness e benessere. Tra le altre cose che mi sembra di capire è che, da quello che ci siamo detti a microfoni spenti, tu hai anche la passione per il Powerlifting”.

Gennaro: “Sì, attualmente sono un’atleta di Powerlifting ormai è da 4 anni gareggio e ora mi sto preparando per una gara di stacco da terra che sarà nel marzo del 2019. Sicuramente arriverò nel meglio della forma raggiunta fino ad ora”.

Morris: “Ecco, così una domanda che mi è sorta spontanea adesso: nel Powerlifting quanto tempo ci vuole per preparare una gara?”.

Gennaro: “Allora diciamo che bisogna allenarsi tutto l’anno. Io attualmente mi sono ritagliato 8 ore settimanali, suddivise in 4 giorni e quindi io mi alleno 2ore per 4 volte a settimana. Due ore perché bisogna dedicarsi anche alla mobilità articolare, allo stretching, alla decompressione discale, in quanto il Powerlifting è uno sport dove si tirano su tanti chili e la colonna, la devi “coccolare” il più possibile, affinché ti sostenga per più tempo in assoluto. Oltre al fatto che essere più mobile e più efficiente in termini articolari ti fa essere anche più performante, ecco”.

Morris: “Certo, così per curiosità squat e panca piana e stacchi quanto sollevi in questo momento?”

Gennaro: “Allora, attualmente sono a 220 kg squat, 140 di panca e 240 di stacco”.

Morris: ” Che comunque, insomma, è una discreta quantità di peso, ecco”.

Gennaro: “Sì sono dei bei chili ma il limite è ancora un bel po’ più in là, quindi, ce lo andremo a prendere”.

Morris: “Bene, bene, molto bene, ascolta, allora, benissimo. Volevo capire un attimo il professionista nel corso di questa fase evolutiva durata ormai più di 10 anni, quello che fai con i tuoi clienti oggi è quello che facevi quando hai iniziato oppure il cambiamento ha agito anche in questo ambito per cui c’è stata una evoluzione delle tue strategie delle tue tecniche e anche da parte dei tuoi clienti è cambiato qualcosa?”.

Gennaro: “Allora in questi anni ho visto un bel po’ di cambiamento. Di sicuro il CrossFit ha dato la sua grossa impronta. Voglio dire  che 15 anni fa lo squat, lo stacco da terra erano degli esercizi demonizzati a partire dall’Università. Pensa che all’Università non me l’hanno neanche mai insegnato. Quindi io mi chiedo come possono nascere dei professionisti del fitness che non sanno nemmeno insegnare certe cose. O meglio le cose, forse, così difficili secondo me devono essere insegnate all’Università, dove tu poi insegni realmente all’utente come si svolge quel determinato esercizio pericoloso. Se non lo fai tu chi lo fa?

Morris: “Quindi parliamo di Università di Scienze Motorie”.

Gennaro: “Sì, sì, io sono laureato in Scienze Motorie”.

Morris: “Perfetto, preciso perché, sai, magari non lo insegnano magari all’avvocatura, dico sì ok ci sta, nel tuo caso invece sì, è fondamentale che venga insegnato, sì, sì”.

Gennaro: “Eh, è abbastanza fondamentale che un laureato in Scienze Motorie vengano insegnate determinate cose soprattutto vendute come pericolose e che effettivamente sono pericolose se le si svolge male. Attenzione, si parla di esercizi dove ci si può far male, se si fanno le cose in un determinato modo. Se poi l’esercizio viene comunque insegnato, se si passa tanto tempo dietro la tecnica e non si pensa al carico, ma si pensa all’esecuzione, che poi il carico arriverà… E io sono un esempio di questo, cioè io 3-4 anni fa facevo 120 kg di squat e adesso sono quasi al doppio. La mia schiena sta meglio adesso di quando correvo, quindi un po’ di verità c’è. E quindi come dicevo il CrossFit ha fatto un grosso cambiamento nel mondo del fitness, nel senso che prima non esisteva l’allenamento funzionale, per esempio… ma il CrossFit sai cos’è?”

Morris: “Sì, ma spieghiamolo per chi ci ascolta che la tua è sicuramente una definizione più tecnica”.

Gennaro: “Allora il CrossFit fondamentalmente, allora se vogliamo stabilire che cos’è, è un marchio registrato. Cosa comprende? Comprende svariate cose, cioè, a me piace molto il CrossFit perché comunque dà la possibilità all’utente di imparare molteplici esercizi. Questa è la cosa che mi piace del CrossFit. La cosa che non amo molto del CrossFit è che porta gli esercizi troppo allo stremo, si arriva veramente a livello di stanchezza altissimi dove si sporca la tecnica e forse lì ci si fa male.

Morris: “Eh, infatti.”

Gennaro: “Ed è lì che ci si fa male, infatti. Quello che mi piace del CrossFit è quello che ha portato. Io suddivido in CrossFit civilizzato e CrossFit non civilizzato. Quello civilizzato è quello in cui dove si trovano comunque classi gestite da istruttori che pensano alla pulizia del gesto. Quello non civilizzato è quello dove devi concludere, ad esempio, 100 push up e dall’ottantesimo in poi “li fai con il collo”. Ecco perché si vedono anche cose del genere”.

Morris: “Scusa un attimo Gennaro, per chi ci ascolta: il push up, brutalmente detto “flessione”.

Gennaro: “Esatto, alla vecchia maniera “flessione”. Comunque volevo dire il CrossFit ha portato un grosso cambiamento, anche nelle palestre dove si praticava principalmente fitness si è visto molte più persone utilizzare le kettlebell, molte più persone utilizzare i bilancieri, quindi, ritorna lo stacco da terra, lo squat, il lavoro funzionale, quindi il lavoro con le corde, il lavoro con le barre da trazioni. Quindi si è evoluto molto. Rimane comunque l’impronta fitness che c’era 10-15 anni fa, quando ho cominciato, ma si è aggiunta tutta questa sfera che di sicuro arricchisce molto di più il panorama”.

Innovare con la qualità in mente

Morris: “Certo. Ascolta una cosa che sento spesso andare su Facebook o comunque altre piattaforme è questa cosa del personal trainer segue a distanza, quindi senza il contatto visivo, senza per così dire, nessun tipo di rapporto umano tra il professionista e l’atleta o quello che comunque appunto vuole avvicinarsi al mondo del fitness. Io dico sempre che, insomma, il cambiamento è sempre in atto, però, poi bisogna vedere se il cambiamento è un cambiamento positivo o negativo, a seconda dei contesti. Tu per quello che è nella tua professione, cosa pensi di questa cosa di seguire le persone a distanza senza contatto visivo e senza contatto umano diciamo così?”

Gennaro: “Allora il coaching online è una cosa che a me non piace molto. Il primo motivo è che purtroppo, purtroppo, in Italia puoi diventare personal trainer o coach in un weekend. Quindi potrebbe essere che tu vada in mano a una persona che veramente sa realmente poco di cosa sta parlando. La seconda cosa è che non c’è il contatto visivo e  il contatto umano, perché, come ti dicevo prima, non è il “quanto”, ma il “come” si fanno determinate cose.”

Morris: “Certo”.

Gennaro: “lo lo vedo adatto ad atleti già formati, ad atleti già disposti a muoversi. Io sono stato seguito praticamente, non dico online, però comunque a distanza però io una volta ogni mese e mezzo, due andavo a Reggio Emilia, mi facevo guardare, mi facevo impostare, però io adesso sono un atleta maturo. Se mi dici una cosa io riesco a riprodurla poi anche quando vado a casa”.

Morris: “Certo”.

Gennaro: “Se sono un atleta all’inizio, un neofita e nel frattempo che faccio il viaggio di ritorno, al primo allenamento me la sono già dimenticata. Quindi il concetto è sempre il come vengono fatte le cose e sicuramente degli incontri, se non mensili, ogni due mesi almeno, ci devono essere. Se non ci sono questi non può esistere, secondo, me il coaching online, perché è una cosa che realmente… è vero che anche adesso che comunque attraverso i video si riesce a seguire una persona a dare dei feedback, però non è la stessa cosa come mettere un ditino su una spalla o su una schiena e far sentire effettivamente la persona a livello proprio percettivo che cosa intendi.

Morris: “Certo”.

Gennaro: “Quindi ha i suoi pro e i suoi contro. Io la penso così. Attualmente io, per esempio, non seguo nessuno distanza per scelta. Mi si deve essere presentare un giorno un atleta già formato che vuole avere delle programmazioni da me, sicuramente lo inviterei da me per farsi vedere e magari lo seguirai anche a distanza, però deve essere un atleta già formato. Una persona che si approccia per la prima volta, direi che è un po’ difficile, ecco”.

Morris: “Certo, certo, ho capito. Ascolta, come sempre diciamo che non è tanto lo strumento che determina il risultato, ma poi come viene utilizzato”.

Gennaro: “Assolutamente sì”.

Le difficoltà superate

Morris: “Ascolta, fammi capire nel corso di questi anni di esperienza quali sono le difficoltà che hai dovuto superare e come le hai superate?”

Gennaro: “Allora, la difficoltà più grande è stata quella di vendermi. Ti spiego. Io sono partito come istruttore di sala, ho iniziato in una palestra a lavorare solamente nella sala cardio. Quindi davo dei consigli alle persone sull’utilizzo le cardiofrequenzimetro, sull’utilizzo di calzature adatte, sull’utilizzo di tante cose che si possono fare nella sala cardio, come attrezzatura tecnica e quant’altro. Cose che servono perché magari una persona… quante volte si vedono in palestra persone correre con le con All Star? E succede, purtroppo succede, quindi magari uno che ti dice “guarda se vuoi correre, dovresti andare a comprare almeno delle scarpe da running” sicuramente questa figura serve. Da lì in poi sono diventato istruttore di sala, quindi, oltre alla sala cardio facevo proprio l’istruttore in sala. Quindi: correggevo le persone alle macchine, facevo schede, facevo programmazioni. Però il passaggio da istruttore a personal trainer è stato abbastanza traumatico perché come istruttore venivo pagato dalla palestra, quindi, prendevo, ad esempio, €6,50 l’ora, €8 l’ora. Fino poi a diventare trainer e da lì in poi a vendermi e chiedere magari €40 l’ora e farmi pagare direttamente dal cliente. Questo è stato un passaggio veramente complicato”.

Morris: “Certo”.

Gennaro: “Perché mi veniva difficile dire a una persona “guarda 10 lezioni sono €400”. Ed è stato molto difficile. Infatti vedevo i miei colleghi che chiudevano pacchetti da 20, 30, 40 lezioni proponendo alle persone dei prezzi assurdi. Dicevo “ma come fate?”. E ho capito che, forse, quella non era la strada giusta. Ho capito che una persona va fidelizzata nel mentre. Quindi cosa ho fatto: io ho cominciato a farmi pagare a lezione. A lezione perché intanto così la persona percepiva un’uscita istantanea, diciamo, più bassa”.

Morris: “Certo”.

Gennaro: “Non perché io volessi dargli questo tipo di impressione, ma perché comunque volevo dare la libertà alla persona di poter scegliere naturalmente se e quanto voler andare avanti. Se tu fai un pacchetto: supponiamo che io ti venda un pacchetto a te di 10 lezioni e alla quinta capisci che non ci siamo. Tu forse vai avanti per finirle”.

Morris: “Esatto.”

Gennaro: “Se invece alla quinta decidi che stai bene con me, ne fai 500 di lezioni. Ed è lì la vera fidelizzazione.”

Morris: “Certo.”

Gennaro: “Quindi io attualmente lavoro in questo modo. Chi vuole pagarmi chiaramente qualche lezione in anticipo, lo fa. Però tendenzialmente ho tutte persone che mi pagano volta per volta. Questa cosa comunque mi ha permesso di avere un giro di persone fidelizzate, un giro di persone di clienti che sono diventati anche amici e mi ha fatto perdere quella paura della “vendita”, diciamo, che avevo all’inizio. Poi chiaramente uno deve anche sentirsi all’altezza di ciò che sta vendendo. Sicuramente 10 anni fa quando ho iniziato a fare il trainer, non ero il trainer di oggi”.

Morris: “Certo”.

Gennaro: “Quindi magari mi sentivo inadeguato per quel prezzo, perché non avevo tutte quelle informazioni che ho oggi. Facevo anche fatica a chiedere quella cifra lì, per quello. Il mercato diceva quello e io dovevo seguire il mercato. Attualmente io penso di valere molto più, quindi mi viene anche più semplice comunque farmi pagare per la cifra che chiedo.”

Morris: “Certo.”

Gennaro: “Questo è diciamo il grosso, sicuramente formarsi in questi 10 anni mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere molto professionalmente. Circondarmi dei migliori, perché comunque ho seguito corsi da persone che attualmente sul panorama italiano sono molto conosciute e devo dire che mi hanno dato tanto.”

Morris: “Certo”.

Gennaro: “E tutto questo mi ha fatto uscire da questa difficoltà della vendita e poter essere oggi praticamente tranquillo di poter chiedere la cifra che merito, perché effettivamente so di valere quello.”

Morris: “Quello che chiedi, insomma. Perfetto, benissimo allora, Gennaro, grazie per essere stato qui con noi. Come sempre cambia vita in 15 minuti.”

Gennaro: “Cambia vita in 15 minuti!”

www.theloftmilano.it

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