Scopriamo il vero mental coaching attraverso l’esperienza e competenza di Tommaso Terenziani che ha saputo cogliere le opportunità del cambiamento trasformando la propria passione in un lavoro.

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Mental coaching: l’analisi dell’esperto

MORRIS: Ciao! Benvenuto/a, a te che si ascolti. Io sono sempre Morrris Bottazzi di Sferya.com e oggi siamo qui insieme a Tommaso Terenziani. Ciao Tommaso!
TOMMASO: Ciao Morris, buonasera.
MORRIS: Per te che ci ascolti adesso ti spiego perché siamo qui insieme a Tommaso. Se mi segui sai che tante volte dico che il mental coaching è strumento sicuramente valido se fatto con qualità, se c’è un professionista dietro preparato e competente. Siccome questa cosa la dico spesso e molte persone mi dicono, ok dici sempre questa cosa ma non ci hai mai consigliato o segnalato un coaching valido, ho pensato di cercare all’interno delle varie persone, nei vari giri di professionisti capaci e competenti che conoscevo e ho trovato Tommaso che dopo un’attenta selezione è stato selezionato per fare questa intervista. Spero che ti faccia piacere avere un po’ di pressione addosso.
TOMMASO: Ti ringrazio molto Morris, per me è un grande onore conoscendo come lavori e chi sei mi fa molto piacere sentirti parlare così. Sono felice di essere qui con te e con il tuo pubblico.
MORRIS: Ottimo, quindi Tommaso mental coach, ipnotista, addirittura hai alle spalle due lauree. Una in Psicologia e l’altra mi hai detto in Scienze della Comunicazione?
TOMMASO: No, Scienze Politiche.
MORRIS: Ah scusa, Scienze Politiche ottimo. Quindi sei una persona che studia mi sembra di capire, ti piace studiare.
TOMMASO: Diciamo di sì, diciamo che è stato uno dei punti di riferimento di tutta la mia vita l’imparare, poi magari entrerò nel dettaglio.
MORRIS: Il mental coaching che fai, quali sono le casistiche che più preferisci, che tipo coachee che tipo di clienti segui preferenzialmente, c’è qualcosa in cui ti specializzato nel corso del tempo? Raccontaci un po’ di te e del tuo metodo ecco.
TOMMASO: Diciamo che il mio metodo ha avuto modo di cambiare e di raffinarsi nel tempo. Come predisposizione io lavoro principalmente in campo life, anche perché la mia nascita è stata proprio quella, cioè nel tentativo di comprendermi di migliorare la mia vita. Ho scoperto che migliorare la mia vita voleva dire anche interagire con gli altri e lavorare per il miglioramento degli altri, e tutto ciò che ho sperimentato nella mia esperienza l’ho portato fuori poi nel mestiere di coach. La differenza l’ha fatta l’incontro Marco Valerio Ricci che è il mio mentore con cui collaboro anche, che mi ha permesso di approfondire ancora di più la dimensione dia tecnica che umana. E da lì ho scoperto l’ipnosi, gli stati alterati coscienza diciamo in modo più strutturato perché le mie esperienze anche in campo di ricerca spirituale mi hanno condotto prima con altri strumenti la meditazione quella che oggi viene chiamata mindfulness, gli stati sciamanici, gli stati alterati. Adesso diciamo che tutte queste conoscenze sono confluite in una struttura tridimensionale che include un po’ vari stati dell’essere e soprattutto l’esperienza diretta sia personale, sia l’esperienza dell’incontro con l’altro. Come diceva Socrate in realtà, il concetto è estrarre dalla persona ciò che già c’è. Quindi il mestiere di coach, si funge quasi da specchio e si offrono i propri strumenti per far emergere le potenzialità. E questo è il mio percorso.
MORRIS: Ottimo, è andata via un attimo la voce prima. Dicevi che Socrate diceva:” Bisogna estrarre ciò che già c’è nell’altro”, ho inteso giusto?
TOMMASO: Il metodo di Socrate era questo l’arte della levatrice la maieutica, la levatrice è quella che fa nascere il bambino. Ben il coach come un novello Socrate fa nascere la nuova persona dalla persona che c’è già, oppure fa nascere le sue risorse gli fa vedere la luce. Poi diciamo che ci sono vari intrecci con la dottrina Socratica, l’importante è personalizzare rendere proprio il modo di fare questa cosa e soprattutto andare incontro all’altra persona, e diciamo in un certo senso innamorarsi del suo mondo vedere quelle qualità che ci sono oltre intuirle, che magari la persona stessa non conosce. E questo permette poi di costruire assieme il lavoro di coaching.
MORRIS: Dalle tue parole si capisce che c’è per ciò che fai, una grandissima passione e soprattutto una pura e voglia di sostenere la persona che si affida a te, questa è la percezione che ho ecco. Spero sia giusta.
TOMMASO: Assolutamente sì.
MORRIS: Nel tuo percorso hai studiato, dopo di che hai iniziato a praticare appunto la professione di coach; oppure studi e fai questa professione in parallelo com’è che funziona? Continui a studiare oppure sei arrivato a un certo punto e dici “No bene o male posso smettere di continuare a leggere o a studiare e a fare corsi perché bene o male le cose sono quelle, le conosco già.”
TOMMASO: Diciamo che da un lato, a livello di proprio di come la vedo il miglioramento continua e quindi la possibilità di conoscere, di sperimentare, di crescere continuamente è proprio uno dei sensi della vita è quello che mi dà più gioia e più passione, questo naturalmente a livello personale. Dal momento in cui si lavora con le persone è fondamentale poter dare tutto, questo vuol dire un impegno che si concretizza nel momento in cui ci si incontra ma si costruisce nell’arco del tempo anche continuativamente. Quindi li vedo assolutamente inscindibili i due aspetti di migliorare continuamente, crescere, di rimanere sincronizzato. Ora, questa dimensione di apprendere e di dare l’ho sviluppata nell’arco di una vita. So che tu parli di cambiamento dinamico, bene diciamo che io ho vissuto questo cambiamento dinamico su me stesso, più o meno da quando ho coscienza ricordo che sapevo di avere una serie di potenzialità e che queste ancora non erano in grado di esprimersi. Da qui è nata una ricerca, che è cominciata proprio con l’ascolto di sé stesso con la meditazione, con lo studio non per caso sono arrivato a fare psicologia, in realtà generale sperimentale quindi orientata alle neuroscienze allo studio anche del sistema fisico su cui si struttura la psiche, e per questa ricerca continua di conoscere. Quello che ho capito con il tempo è che la dimensione pratica, per questo mi è servita molto la capoeira io sono anche istruttore di capoeira, mi ha fatto capire cosa vuol dire sperimentare vivere. Questo tipo di consapevolezza, sia quella mentale e quella più esperienziale insieme hanno formato quello che è il mio approccio alla conoscenza. Quello che ho scoperto andando avanti, anche poi scoprendo la PNL, il coaching, l’ipnosi quindi l’importanza che la conoscenza non sia solo teorica ma sia assolutamente pratica. Per fare questa cosa, la mia vita la mia crescita personale mi ha richiesto di fare tante esperienze tante che in un periodo proprio per arrivare a conoscermi in profondità mi sono arruolato, per più o meno sei anni sono stato Maresciallo dell’Arma dei Carabinieri esperienza fortissima. Quello che mi ha permesso di passare dalla parte più mentale, dalla parte più di studio a quella più esperienziale poi ho terminato ho lavorato con i ragazzi con i bambini, cioè dei poli proprio opposti che mi hanno permesso piano piano di togliere una serie di strutture. Qual è il concetto, Marco Valerio Ricci parla di ipnosi collettive ci sono delle strutture che spesso e volentieri ci condizionano, possono essere collettive o anche individuali personali a volte credenze limitanti. Attraverso le esperienze attraverso lo studio, prima ho intuito di avere queste credenze poi ho cercato di toglierle, e qua andiamo invece che su Socrate sul suo allievo Platone diciamo che a volte ho capito che la conoscenza spesso è arrivare a togliere, Platone parlava di reminiscenza, cioè quindi di ricordare chi siamo in origine. Questo è stato un po’ il mio percorso e lo è tuttora perché questo ricordo delle proprie capacità diciamo più pure senza i condizionamenti esterni è il raggiungimento di questo aggiungere per poi arrivare a togliere, e credo che anche nel lavoro di coaching e con l’ipnosi sia proprio importante permettere alla persona di togliere una serie di strutture per fare emergere ciò che c’è già, e poi dopo trovare il modo per renderlo utile e utilizzabile nel quotidiano per la propria felicità. Quindi cambiamento dinamico sempre e comunque.

Mental coaching e ipnosi: possiamo fidarci?

MORRIS: Mi parli di ipnosi come di uno strumento che utilizzi appunto per aiutare, per sostenere le persone. Una delle cose che le persone appena sentono parlare di ipnosi subito pensano è qualcosa di negativo, viene visto molto come qualcosa di manipolativo. Qual è il limite che c’è in questa cosa come può essere uno strumento a fin di bene e non una manipolazione?
TOMMASO: Ottima domanda, soprattutto molto attuale e concreta. Perché parlando con le persone noto che spesso c’è questo imprinting negativo collegato all’ipnosi, forse anche alla tv di qualche anno fa, certe leggende metropolitane e lo stesso codice penale parla di ipnosi in senso negativo nel codice penale italiano non a caso è un codice dei primi ‘900 quindi diciamo molto indietro. Fortunatamente la conoscenza dell’ipnosi dell’umanità c’è da tanto tempo, gli stessi sciamani andiamo veramente nel passato avevano sviluppato queste tecniche, queste capacità di alterare il proprio stato di coscienza. L’ipnosi cos’è? Ѐ la capacità di focalizzare la propria attenzione su determinati aspetti, questo in modo molto generico ma per far capire noi viviamo in statti di alterata coscienza, quindi delle sorte di trance quotidianamente. Quando semplicemente non ci rendiamo conto di quanto tempo è passato, quando stiamo guidando per strada e senza pensarci prendiamo la solita strada per andare a casa invece di prendere la strada per andare dove ci eravamo prefissati, diciamo che entriamo e usciamo continuamente da stati di coscienza. L’ipnosi è la capacità volontaria da parte dell’ipnotista, o della persona tramite l’autoipnosi di entrare e uscire da questi stati di coscienza. Questo entrare e uscire permette di accedere a una serie di conoscenze, di informazioni, di capacità forse, per chi è interessato alla crescita personale, avrete avuto modo di vedere quell’iceberg famoso della parte consapevole dell’iceberg è la parte più visibile quella superiore e della parte molto più grande che sta sotto al mare e che corrisponde a quello che viene chiamato inconscio, non in senso freudiano, tutte quelle cose che accadono al di sotto della nostra capacità di percepirle. Ora, noi sappiamo che cogliamo una quantità di informazioni dal mondo che è incredibile e facciamo anche delle elaborazioni senza che necessariamente la coscienza sia presa in causa, anche perché questo sarebbe un dispendio di energie incredibile, il nostro sistema è sempre perfetto in questo senso. Ora con l’ipnosi, con questi stati possiamo andare a fare comunicare queste due parti in modo funzionale, naturalmente cosa succede? L’inconscio della persona e il conscio che dialogano, quindi l’inconscio non è che sia un burattino senza capacità, l’inconscio vuole in tutti i modi possibili il nostro bene è parte di noi. In uno stato di trance non riusciremo mai a far fare a qualcuno qualcosa che è contrario ai suoi valori o ai suoi principi. Quindi in realtà tutti questi modi in cui l’ipnosi è stata resa spettacolare sono più trucchi, cioè capacità da parte di chi fa lo spettacolo di utilizzare certi aspetti della fisiologia, certe capacità del corpo umano sotto certi stimoli di cadere in trance di bloccarsi, oppure anche semplicemente la capacità di capire chi tra tutte le persone è la più brava a fare la gallina e ne aveva voglia di farlo. Quindi diciamo che ci sono tutti una serie di aspetti che a chi non è esperto possono sembrare rappresentare l’ipnosi, in realtà parliamo di un’altra cosa. L’ipnosi ti dà la possibilità di essere coscienti, di essere in accordo con sé stessi e non è mai manipolazione da parte di qualcun altro, se no nel senso che io utilizzo le mie parole per permettere alla persona ad entrare nello stato che vuole e quindi diciamo che è una manipolazione nel senso di permettere all’altro di aiutarci fare una cosa in questo senso è una manipolazione, ma potrai capire che è in realtà non è una manipolazione dato che sto facendo esattamente ciò che tu mi stai chiedendo di fare. Questo è il risultato.
MORRIS: Più che manipolazione quindi stiamo parlano di collaborazione da parte di chi si presta a partecipare a questa esperienza della sessione ipnotica, mi sembra di capire che non sia possibile far fare cose che sia contro la volontà. Quindi non è manipolazione ma semplicemente si collabora con uno scopo comune.
TOMMASO: Ѐ una forma di facilitazione.
MORRIS: Facilitazione è il termine più corretto sicuramente.
TOMMASO: Sfruttando le conoscenze dell’essere umano e del nostro sistema psicofisico perché in realtà qual è l’aspetto bello della crescita personale? Che studiando queste cose approfondendole, sperimentandole si viene a capire che abbiamo delle capacità molto più basse, molto più grandi e più moltiplichiamo le nostre possibilità, più entriamo in contatto con i nostri veri bisogni e più abbiamo la possibilità di agire nel mondo di essere felici, di trovare la nostra dimensione liberi da quelle ipnosi collettive e dai nostri condizionamenti.
MORRIS: Questi discorsi che stiamo facendo assieme mi portano, per chi ci sta ascoltando, a fare una considerazione perché ultimamente mi risuona spesso questa cosa quindi ci tengo a dare il mio percepito. Una cosa che noto spesso è che molte volte le persone si fermano a quella che è una prima impressione, molte volte anche sbagliata o magari parziale considerando quella parte minima vera, assolutamente vera, generalizzando a tutto quello che appartiene a quel tipo di contenuto, a quel tipo di ambito come ad esempio abbiamo appena parlato di ipnosi, in altri ambiti abbiamo parlato di altre cose, e comunque diciamo che il filo comune è sempre stato la non conoscenza. Cioè non voglio parlare di ignoranza, preferisco parlare di non conoscenza perché il termine ignoranza ha questa accezione tipicamente negativa. Invito chi ci sta ascoltando a considerare gli ambiti in cui magari lui stesso o lei stessa è esperto o è esperta, e a chi considerare il fatto che chi non conosce quell’ambito magari ha delle considerazioni che sono per così dire considerazioni sfalsate. Quindi molte volte che una persona sostanzialmente è esperta del proprio ambito, quindi ha avuto modo di fare esperienza come dice Tommaso e al tempo stesso conoscere quell’ambito è anche consapevole di quando c’è un uso sano o un uso malsano di quello stesso strumento. Il mio invito è proprio quello, dove magari tu che ci stai ascoltando hai magari un pregiudizio negativo ecco forse potrebbe essere una semplice carenza di informazione. Per cui ti invito e ti stimolo magari ad approfondire nel corso del tempo quell’ambito in modo tale da verificare se effettivamente è come ti hanno detto, magari altre persone, o se magari attraverso la tua personale esperienza hai la possibilità di farti un’idea più completa e magari diversa da quella che era l’idea iniziale che ti è stata trasmessa per sentito dire. Tommaso torniamo a te, quali sono state nel tuo percorso le difficoltà che hai dovuto affrontare di più e come le hai superate?

PNL come strumento integrativo del mental coaching

TOMMASO: A questo proposito credo che tu abbia appena detto delle cose molto preziose, cioè tante volte noi ci troviamo ad essere schiavi di preconcetti o di idee. Quindi la difficoltà più grande è stata quella di riuscire a togliere una serie di preconcetti. Partiamo da un esempio molto semplice, mi era stato detto da bambino che ero stonato e io ci ho creduto, ero stonato per me. Poi ad un certo punto con la capoeira con la possibilità di mettermi in gioco di cantare, ho scoperto che in realtà ero in grado di cantare benissimo e trovando il mio stile potevo non soltanto cantare bene ma anche divertirmi facendolo. Questo cosa vuol dire, è un esempio semplicissimo quasi banale, in realtà come hai detto tu l’importante è riuscire ad andare davvero all’esperienza sia quando parliamo dell’esperienza di qualcun altro del lavoro di qualcun altro, sia quando parliamo di noi stessi perché tante volte tendiamo a generalizzare e a creare delle strutture quando in realtà non sappiamo cosa siamo davvero in grado di fare e che cosa siamo. Questa è stata un po’ la mia sfida, la necessità di passare attraverso vari passaggi prima di per acquisire le capacità che mi servivano che intuitivamente mi mancavano e che volevo avere per poter raggiunger i miei obiettivi, la mia crescita e poi appunto riuscire a togliere sempre di più quello che era stato insegnato per trovare la mia strada e la mia percezione delle cose. In tutto questo, mi sento di dire, che la cosa più importante in assoluto è la sensibilità. Nel senso l’ascolto di sé stessi in modo più possibile pulito, e allenatevi ad essere limpidi nel vostro pensiero non date per scontato nulla. In questo caso la PNL e il meta-modello sono strumenti eccezionali che possono condurvi sempre di più a un maggior silenzio mentale e capacità di ascolto e appunto fare esperienza. Questo vale sia per sé stessi che per gli altri, perché dando per scontato una serie di concetti, una serie di generalizzazioni poi noi ci perdiamo l’esperienza giudicando ci diventa più difficile acquisire nuove informazioni e di vivere davvero la vita. La difficoltà è molto vicino a quello che hai detto Morris, la soluzione è nella pratica, nell’esperienza e in una forma di umiltà. Che è un’umiltà che passa attraverso il dire il mio ego non è tutto, ma anche quando valgo, valgo davvero e l’ascolto questo aspetto.
MORRIS: Qual è secondo te il segreto del tuo successo che ti ha portato ad essere il professionista capace e competente che sei oggi?
TOMMASO: Prima di tutto alla radice c’è una sorta di nucleo che definirei spirituale, cioè un ascolto di un bisogno profondo, spirituale perché va oltre me. Spirituale, intanto metto lì qualche parola così i tuoi ascoltatori possono approfondire, in senso di livello neurologi di Dilts, c’è qualcosa che va oltre la nostra soggettività qualcosa di oltre ecco questo a livello spirituale, c’è qualcosa connesso con una sorta di missione interiore un sentire, poi il nome che gli diamo sono soltanto parole, e ascoltare quel sentire e non disconnettersi mai da lui che è anche il sentire che cosa ci rende davvero felici, che cosa ci fa stare bene, e come possiamo realizzarci, come possiamo esprimerci nella vita. Oltre a questo, cercare di amare il più possibile assolutamente sempre sia quello che facciamo, le altre persone e ricordare che alla fine siamo semplicemente e magicamente umani. Quindi dicevo quello di ascoltare sé stessi, quello di fare tante esperienze e quello di riconnettersi alla propria capacità di amare questo vuol dire sia le persone, sia le situazioni, sia la realtà goderne pienamente ricordandosi che tutti siamo umani e tutti siamo inseriti nella stessa realtà. Quindi con la stessa capacità magica di creare e con le stesse difficoltà e incapacità a volte di conoscere di sapere di capire, questo è fondamentale.
MORRIS: Per chi ci sta ascoltando, secondo te, se volesse in qualche modo approfondire i temi di cui ti occupi, diciamo iniziare a curiosare in questo mondo in cui tu mi fai capire da come parli che ne sai a pacchi, sei molto competente. Secondo te, uno da dove dovrebbe partire?
TOMMASO: Da un lato posso dire, ascoltare i propri bisogni, quindi cercare anche intorno a sé chi più riflette i suoi bisogni. Quindi ascoltarsi e trovare delle guide, dei mentori delle persone che siano in grado, a volte anche ad istinto, di condurci verso questa direzione. Stando un po’ più sul concreto naturalmente possono fare riferimento a te che hai un’esperienza vastissima nel campo, e sei in grado di dare indicazioni anche ben strutturate e soprattutto di esperienza, e poi per quanto riguarda la componente di PNL di ipnosi come vi dicevo io collaboro con Marco Valerio Ricci con l’accademia dei coach, vi invito a cercarla perché attualmente in Italia abbiamo un sistema di lavoro, una struttura e una qualità di insegnamento dovuta soprattutto al mio mentore Marco Valerio Ricci che è uno dei collaboratori più ristretti di Bendler, il co-creatore della PNL, e una qualità del lavoro e anche dell’insegnamento che sono veramente eccelsi. L’ipnosi può essere sperimentata e conosciuta in modo estremamente pratico da noi sia come coach o terapeuta sia per la crescita personale. Quindi su queste direttive avete la possibilità di muovervi e scegliere.
MORRIS: Un’ultima cosa visto che li hai accennati, i livelli logici di Dilts, vuoi dirci qualcosa di più come sono strutturati, in che cosa consistono.
TOMMASO: Certo, i livelli neurologici partono, torniamo indietro dalla scuola di Palo Alto, Gregory Bateson. Sostanzialmente che cosa succede, ogni persona quando nasce fa una serie di esperienze i livelli neurologi ricalcano questa strutturazione dell’essere umano da quando è bambino fino a quando diventa adulto. Quando è bambino i primi stimoli che riceverà saranno legati all’ambiente, da lì strutturerà dei comportamenti, poi di conseguenza anche delle capacità, da qui anche delle credenze, dei valori infine un’identità e poi anche in alcuni casi una missione cioè qualcosa da fare al di là di sé stesso come dicevo prima. Questo è un sistema molto semplice in realtà abbastanza lineare che è molto comodo quando si parla di coaching o quando bisogna strutturare un percorso di coaching. Perché ci permette di andare ad individuare, a quale di questi livelli che ho indicato prima, si situa il problema e su quale livello operare per poterlo cambiare. Spesso e volentieri si dice che se c’è un problema nel livello del comportamento basta salire al livello superiore, che in questo caso sono le abilità e le competenze, creare lavorare sullo sviluppare delle nuove competenze a quel punto lì sarà in grado di attuare un diverso comportamento. In realtà non è soltanto in questo senso, perché in tutti e due i livelli in tutte e due le direzioni si possono modificare a vicenda. Diciamo che è un bel sistema per schematizzare il proprio pensiero e l’intervento sull’altro.
MORRIS: Benissimo, allora Tommaso grazie per essere stato qui con noi.
TOMMASO: Grazie a Morris, grazie è stato un vero piacere.
MORRIS: A questo punto abbiamo fatto il doppio di solito facciamo interviste da quindici minuti, nel tuo caso ne abbiamo fatta una da trenta, quindi abbiamo fatto il doppio. In ogni caso come sempre cambia vita in quindici minuti.
TOMMASO: Cambia vita in quindici minuti.

 

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