Quando parliamo di “personal branding” non facciamo riferimento semplicemente alla reputazione che una persona ha, ma alla sua reputazione digitale. L’ambito è quello professionale e lavorativo. Nell’era digitale quando si vuole sapere di più su un’azienda o su un professionista non si fa altro che inserire il suo nome sui social o semplicemente su un motore di ricerca.

I risultati sono a volte sorprendenti. Se tante pagine magari faranno riferimento a qualche omonimo, tante altre conterranno invece informazioni utili per farsi quantomeno una prima idea sul soggetto in questione. Spieghiamoci meglio.

Per fare un esempio tangibile, ti posso dire che ho un’amica che lavora nelle risorse umane e prima di incontrare i candidati fa sempre una ricerca sul web per vedere un po’ di chi si tratta. Le informazioni che si possono trovare sono tante, anche se non parliamo di un personaggio famoso.

Si tratta di dati scolastici, di una gara fatta durante l’infanzia, di un articolo di giornale, della pagina social, di un intervento su un forum etc. Qualsiasi cosa può essere fonte di giudizio. Come per un’azienda, insomma, anche ogni persona ha una sua brand reputation. L’importanza per un professionista di avere una buona reputazione sul web è intuibile e non è cosa da poco!

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Self branding: fare marketing di se stessi

Se hai capito che cos’è la reputazione digitale, allora avrai capito quanto sia importante fare personal branding, ovvero, fare marketing, ovviamente in positivo, di se stessi. Fare self branding, nello specifico, ha due obiettivi fondamentali:

  • Mettere nella “piazza” del web una descrizione di se stessi che sia positiva per promuovere la propria persona e, di conseguenza, il proprio lavoro.
  • Far slittare in secondo piano, fino a fare scomparire del tutto, le informazioni negative che ci sono in circolazione, vere o false (cosa molto fastidiosa!) che siano.

Il fatto che ci siano informazioni negative, infatti, non è affatto una buona cosa: una descrizione personale sbagliata, “poco lusinghiera”, compromettente può pesare sui rapporti con gli altri, sul lavoro e in generale sul business. Insomma, è un po’ la “cattiva fama” che si può avere nel proprio Paese, ma molto più in grande!

Nella “fama digitale” rientrano tante cose: si va dalle cose più ovvie come i titoli, le cose fatte ieri e quelle che si vogliono fare domani, fino ad arrivare a cose personali come i propri valori e le persone che si “seguono” (per dirla in linguaggio social) o frequentano. Tenere sotto controllo tutto questo, almeno agli occhi del web, è possibile e ci sono persone che sono specializzate proprio in questo: promuovere e curare il personal branding altrui.

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Coltivare una reputazione: SEO

Come creare una reputation positiva? Come eliminare ciò che c’è di negativo? I metodi di approccio al personal branding sono diversi, ma nessuno è scontato. Per limitare i danni delle informazioni presenti quando sono negative, bisogna metterle in secondo piano rispetto a nuove positive. Per farlo non serve solo creare dei contenuti, ma ottimizzarli in modo che siano più facilmente reperibili rispetto agli altri. In una parola ti serve mettere in campo un po’ di tecniche SEO.

Per spiegare bene di che si tratta servirebbe un trattato intero, per farti capire in poche parole posso dirti che la SEO è quella magia che permette di far trovare sui motori di ricerca quello che desideri. Tu puoi creare i contenuti, un esperto di SEO può darti consigli su come ottimizzarli e per posizionarli nel web. Fai sempre attenzione a chi ti rivolgi perché molti presentano il conto ma con scarsi risultati. Un buon SEO specialist può darti risultati in 3 mesi (5-6 mesi se ci sono online molte informazioni negative o “neutre”), se ti dà tempi più larghi, vale quanto detto nella frase prima.

Ti faccio un esempio pratico: sai cosa sono i “piegamenti su braccia”? Quello che volgarmente vengono chiamate “flessioni”. Le persone cercano “come fare le flessioni” non “come fare i piegamenti su braccia”. Il personal trainer che scrive con tecniche SEO, per farsi trovare da più utenti, inserirà come titolo “come fare le flessioni”. Poi nel testo specificherà che il termine corretto è “piegamenti su braccia”. La SEO ti dice cosa cercano le persone interessate al tuo argomento. Se sei qui le tecniche SEO funzionano. 😉

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Fare marketing di se stessi

Ci sono delle cose che puoi fare, anche se non sei una persona esperta di SEO, per aiutare a coltivare il tuo personal brand. Dove si può è possibile infatti fare una presentazione di se stessi in positivo e creare contenuti su di sé. Anche se il tuo interesse è professionale, tieni conto che sono importanti anche le tue cose personali: alla gente piace trattare con belle persone e le belle persone si vedono da tante cose che non hanno a che fare con il lavoro. Una persona sgradevole, antipatica resta sempre una seconda scelta, anche se ha offerte/servizi migliori o a miglior prezzo.

Cura la tua web reputation a partire dai profili LinkedIn, Facebook, Instagram, Twitter: guardali con occhio critico dal punto di vista di una persona che ti vede per la prima volta tramite quei canali e togli quello che va tolto. Metti delle restrizioni per controllare le pubblicazioni e tag da parte di amici e conoscenti. Crea contenuti presentando il meglio che hai da offrire e sottolineando tutto quello che potrebbe farti apparire una “bella persona” interessante agli altri. Se non hai un sito personale sfrutta i social per mostrare contenuti positivi della tua persona.

Un’ultima raccomandazione anzi due. Essere sempre se stessi è importante perché altrimenti si finisce, prima o poi, col contraddirsi. Non dire bugie quindi, ma al massimo “ometti” delle cose: non ne parlare, insomma. Fai molta attenzione a schierarti troppo su posizioni politiche (a meno che non abbia a che fare con il tuo lavoro) o su temi caldi su cui la gente è molto divisa, perché ti giocheresti tutti quelli che non sono d’accordo con te. Evita argomenti di politica, religione, tifo calcistico, alimentazione, temi etici ecc. È importante avere le proprie idee, capiamoci, ma se non c’entrano con il business, non vedo perché dovresti ridurre i tuoi clienti o potenziali tali perché hanno idee diverse dalla tua.

Morris

 

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