È possibile diventare leader di settore in poco tempo? Le ultime ricerche scientifiche dicono di sì e noi professionisti possiamo applicarle con facilità. Sulla base delle ricerche dello psicologo Anders Ericsson, il sociologo Malcolm Gladwell ha scoperto che per raggiungere l’eccellenza, bisogna rispettare “la regola delle 10.000 ore”.

I Beatles, Bill Gates e tanti altri hanno fatto tanta pratica, sbagliando in modi sempre nuovi. Poi hanno raggiunto l’eccellenza che tutti conosciamo. Questa regola è preludio del successo. Anche se 10.000 ore sembrano tante è un investimento più che ragionevole per ottenere il successo.

Se dedicassi 8 ore al giorno alla tua eccellenza, ci impiegheresti 1250 giorni a raggiungere questo risultato. In poco più di tre anni raggiungeresti le 10.000 ore. Trovi maggiori informazioni nel libro Fuoriclasse di Gladwell. Seguendo centinaia di professionisti in settori diversi abbiamo compreso che l’eccellenza nasce in base a tre aspetti:

  • volontà;
  • necessità;
  • ripetizione;

Puoi scegliere di impegnarti e specializzarti per raggiungere l’eccellenza, oppure lo richiede una situazione complessa. In ogni caso la ripetizione aiuta a raggiungere risultati impensabili.

Professionista leader: cosa dice la scienza?

La Professoressa dell’Università di Stanford Carol Dweck, ha scoperto che esistono due tipi di mentalità. In base a questo, rispondiamo al cambiamento in modo diverso. La mentalità statica spinge a conservare le cose come stanno.

“Le persone che si relazionano al cambiamento in questo modo di solito hanno mente chiusa e bocca aperta.”⋆ Morris Bottazzi

Cercano di creare una realtà immutabile e percepiscono il cambiamento come fonte di frustrazione. Chi ha questo tipo di atteggiamento giudica sempre e in modo assoluto. Sono persone che guardano al futuro basandosi sul passato: la conoscenza deriva da esperienze già fatte.

Percepiscono l’innovazione come una nota stonata in grado di creare in loro, solamente diffidenza. Sono persone molto rigide nei confronti di ciò che non conoscono o non capiscono. Hanno molte certezze e pochi dubbi perché ogni domanda ha una risposta giusta e immutabile. Chi pensa di sapere già tutto e vuole cambiare senza cambiare, o vuole fare cose nuove facendo cose vecchie, resterà dov’è perché nessuno può aiutarlo.

La mentalità dinamica invece è l’opposto: risponde al cambiamento con entusiasmo nonostante le difficoltà, percependo il cambiamento come un’opportunità di crescita e di evoluzione. In questo caso l’errore viene sfruttato come occasione di apprendimento.

Chi utilizza questo approccio alla realtà si fa molte domande aperte, non tese al giudizio, ma a trovare nuove soluzioni creando qualcosa che ancora non esiste. C’è atteggiamento positivo verso le difficoltà.

Cosa distingue il professionista leader del suo settore?

Dipende tutto dalla mielina. Questa guaina midollare permette al cervello di adattarsi alle nostre scelte e abitudini. Più mielina vuol dire più impulso elettrico trasmesso e meno sforzo per compiere quel percorso tra neuroni. Per il cervello è meno faticoso fare i soliti ragionamenti ma se ci sforziamo di adattarci al cambiamento e di trovare nuove soluzioni ai problemi, ci evolviamo attraverso la neuroplasticità del cervello.

I neuroni sono collegati tra loro dalle sinapsi. Nel momento in cui creiamo un nuovo percorso dovuto a una difficoltà che stiamo affrontando, si generano nuove sinapsi. L’iniziale fatica diventa abitudine e questo ci porta a superare sempre più facilmente le difficoltà. La neuroplasticità è la capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta agli eventi e alle esperienze fatte.

Le abitudini non si cambiano: si sostituiscono con abitudini più funzionali ai risultati che vogliamo.⋆ Morris Bottazzi

Il famoso “sono fatto così” dipende solo dalla frequenza con cui ci comportiamo in quel dato modo. Quando affrontiamo un problema e cerchiamo nuove soluzioni creative mai pensate prima, sfruttiamo la neuroplasticità del cervello.

Legge di Parkinson per la tua produttività

Il cervello riceve costantemente miliardi di informazioni e in ogni istante ne trattiene solo 7 ± 2. Questo è il numero di Miller. In ogni istante tratteniamo tra le 5 e le 9 informazioni tralasciando il resto. Dobbiamo selezionare l’essenziale e passare alla pratica perché il cervello pone la sua attenzione su ciò che ritiene importante in quel momento: utilizziamo il S.A.R. (sistema attivatore reticolare).

Hai presente quando vuoi una cosa e la vedi ovunque? È il tuo S.A.R. che si è attivato su quel dato, escludendo tutto il resto: vediamo quello che scegliamo di vedere. La legge di Parkinson invece ci spiega cosa succede mentre gestiamo il nostro tempo.

Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile. La sensazione che proviamo è che più tempo impieghiamo per un lavoro, più diventa importante ciò che facciamo. Siamo convinti che più lavoriamo, più produciamo e non c’è niente di più sbagliato.

Trovare la propria organizzazione giornaliera è una ricerca sottovalutata ma fondamentale, soprattutto per noi professionisti che non abbiamo un datore di lavoro che detta tempi e scadenze. Dobbiamo imparare a il time management.

Analizzando la vita delle persone che hanno saputo diventare uniche, abbiamo scoperto che hanno tutte utilizzato questi strumenti messi a disposizione dalla natura. Non avevano niente di diverso da te o me. Hanno solo imparato ad utilizzare questi strumenti e la ricerca scientifica ci ha spiegato come funzionano.

Sulla base di queste scoperte e del principio di Pareto abbiamo creato il Metodo Sferya.

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