Come aiutare gli altri a fare business diventa un business: ecco come il cambiamento dinamico ha fatto di chi aveva come obiettivo il guadagno a lavorare ogni giorno per il guadagno altrui: intervista all’angel investor Lorenzo Giaccardi.

Le opinioni espresse dai soggetti intervistati non rispecchiano quelle degli autori del sito e del titolare del medesimo.

Morris: “Ciao, benvenuto, benvenuta a te che ti ascolti. Siamo qui insieme a Lorenzo Giaccardi. Ciao Lorenzo!”

Lorenzo: “Ciao Morris! Che piacere sentirti”.

Morris: “Grazie, grazie, anche per me è un piacere sentirti perché stasera ci parli di start-up e di quello che stai costruendo, di quello che hai creato in questo tuo percorso. Allora, innanzitutto, parlaci un po’ di tè. In quali settori hai seguito progetti di start-up?”

Professione angel investor

Lorenzo: “Allora, un saluto anche a tutti gli ascoltatori. Fino a questo momento ho seguito start-up in diversi ambiti. Mi sono però focalizzato soprattutto su quella che è per me una delle mie passioni più grandi, quindi le nuove tecnologie. Nuove tecnologie come la computer Vision, la realtà aumentata e la blockchain., soprattutto in territori all’estero. Adesso sto anche spostando il focus, ma magari ne parliamo più tardi”.

Morris: “Certo. Ascolta mi dicevi prima microfoni spenti che addirittura per un progetto sei riuscito addirittura a raccogliere 2 milioni di euro come finanziamento da degli investitor. Ho capito giusto?”

Lorenzo: “Sì, esattamente, proprio così. In aggiunta, diciamo che sono una figura polivalente nel business: supporto anche le start-up a 360°. Il denominatore comune, solitamente, è incontrare dei fondatori allo startup stage e accompagnarli. In questo caso mi sono allineato molto con il fondatore di questa società, che si occupava di computer vision, e quindi ci siamo affiancati, abbiamo trovato degli investitori insieme. In questo caso i fondi sono provenuti soprattutto da banche, ma ci sono anche altri casi in cui ho fatto da ponte con altri angel investor e continuo a farlo tutt’oggi”.

Morris: “Molto bene, ascolta, fammi capire: quando una start-up cerca dei fondi in che modo si deve porre nei confronti degli investitori? E dov’è che trova questi investitori per poi proporre i propri progetti?”

Lorenzo: “Allora innanzitutto dipende dallo stadio di avanzamento dei lavori, poi dall’ammontare di cui la startup ha bisogno. In uno stato come quello del seed stage solitamente si va dai cosiddetti friends and family, quindi, da familiari, amici, parenti o comunque gente che ci sta intorno, conoscenti, per un investimento che solitamente va da 10mila euro fino a 50mila o giù di lì. A questo punto, poi, una volta che si preparano le basi, le fondamenta, e si prepara il cosiddetto invest of pack, quindi, sia ha un bel peach, un bel business plan di presentazione, un executive summary, si ha magari un video di presentazione da 2-3 minuti (i video attirano molto e fanno molto tendenza). Una volta che si ha questo investor pack e magari anche un prototipo ed è un po’ chiaro tutto, allora si può passare agli angel investor.

Angel investor che sono comunque solitamente imprenditori, che hanno già raggiunto il proprio successo nella vita e che come passione aiutano i giovani imprenditori a raggiungere, a mostrare quello che può essere il percorso per elevarli e aiutarli, appunto, a evolversi. Ed è un po’ quello che ho fatto anche io con alcuni progetti. Mi definisco un piccolo angel investor in fase di crescita”.

Di cos’ha bisogno una start-up in start? Skills e mindset

Morris: “Ottimo. Ascolta, una start-up quando inizia a muovere i suoi primi passi, secondo te e per la tua esperienza: quali sono le prime difficoltà con cui bisogna confrontarsi e bisogna superare per riuscire ad andare avanti?”

Lorenzo: “Allora tra le difficoltà più grosse c’è l’acquisizione anche di competenze perché spesso magari una persona ha l’idea, ma poi ha bisogno di svilupparla e implementarla. Qualcuno è un genio nel campo dell’ingegneria, piuttosto che in altri campi, però un po’ carente di business, magari. A questo possono sopperire anche strutture come Start-up Studio piuttosto che incubatori e acceleratori. Questi sono luoghi dove ti forniscono le competenze di cui tu puoi avere bisogno per evolverti. T danno un ambiente di supporto e in più sono anche delle altre fonti dalle quali uno start-upper può attingere per raccogliere fondi.

Quindi, riassumendo, ci sono:

  • Friends and Family
  • Angel investor
  • la categoria degli acceleratori e degli incubatori
  • e persone più grandi.

In quest’ultimo caso allora poi si passa a Angel Capitals.

Di che cosa può avere bisogno uno start-upper in questa fase? Diciamo delle competenze e una cosa fondamentale, ancora più delle competenze e delle risorse, è e la psicologia, il mindset.

Infatti uno dei miei mentori, Tony Robbins, dice sempre che il successo nel business è fatto all’80% della psicologia e il 20% dalle skills. Quindi psicologia che cos’è? Sono le credenze: resourcefulnes quindi l’essere capaci a recuperare, acchiappare, le risorse perché le risorse sono tutte intorno a noi. I fondi, il capitale e le risorse umane sono intorno a noi. Noi dobbiamo essere in grado di prenderle e farle nostre. Per fare ciò abbiamo bisogno di una psicologia fortissima e delle emozioni. Quindi la start-up deve lavorare sia sulle skills che sul proprio mindset”.

Acceleratori per start-up

Morris: “Molto bene. Ascolta hai parlato degli “acceleratori”. Come come si entra a far parte di un acceleratore per Start-up?”

Lorenzo: “Allora per entrare a far parte di un acceleratore di start-up devi stare all’occhio e mi collego anche a un altro punto. Parlando sempre delle fonti di approvvigionamento e degli investimenti ci sono anche tanti bandi pubblici, soprattutto in base a quello che è l’ambito di lavoro. Per start-up che hanno un impatto di lavoro sostenibile ce ne sono molti. Ce ne sono molti, costanti e, diciamo, proponendo un buon progetto, come abbiamo fatto noi che abbiamo sfiorato anche la raccolta di altri 3 milioni tramite bandi europei.

Per accedere ad acceleratori e incubatori, dicevo, devi stare all’occhio, cioè devi cercare eventi in cui si possa andare a presentare i propri progetti e dove pitchare (da “to pitch” cioè presentare un progetto o un’idea) quindi, diciamo, l’atto di presentare quello che è il proprio progetto, il  proprio “bebè” al pubblico, affinché venga poi incubato e fatto crescere. Ci sono eventi di tutti i tipi, ma dobbiamo trovare solamente gli eventi inerenti a quella che la nostra nicchia e fare un’application. Poi ci troveremo a presentare il nostro progetto insieme ad altre 10-20 start-up e solitamente poi si viene selezionati. A volte ci sono diverse fase e delle volte si viene presi direttamente. Un po’ com’è successo anche a noi con questa società chiamata Edge Company “.

Furto di idee: realtà o timore infondato?

Morris: ” Ho capito. Ascolta durante questi speach dove spieghi il progetto la percezione che ho avuto io è che bisogna un attimo stare attenti a dire effettivamente e a presentare il progetto senza esagerare perché il rischio è quello che magari ci sia qualcun altro che sia molto più avanti della start-up e in qualche modo posso rubare l’idea. Ti chiedo (questo è un commento che mi è stato fatto) è una cosa plausibile oppure sono solamente timori senza nessun fondamento, cioè, ha senso presentare una parte senza scendere troppo nei dettagli oppure quando presenti il progetto della start-up conviene dire tutto e subito perché comunque non ci sono problemi?”

Lorenzo: “Allora le idee ce le abbiamo tutti, come per Facebook Zuckerberg non è stato il primo a immaginarlo. Ciò che fa la differenza, però, è nell’esecuzione. Quindi magari non esporrei proprio quella che è la formula magica finale, però non avrei paura a essere chiaro ed esporre esattamente l’idea, il progetto e il prodotto. Non sarei troppo criptico, rimarrei aperto. Un’altra cosa: comunque in fin dei conti non è quello che si dice, ma è come lo si dice, soprattutto sul palco. Come ho detto le idee ce le abbiamo tutti, quello che cerca poi un investor, quello che cerca un incubatore, sono più le emozioni, quelle che vengono suscitate dalla persona che è sul palco. La persona che è sul palco deve mostrare innanzitutto che ha passione e deve mostrare tramite la propria energia, la fisiologia e in come appunto sta pitchando (presentando davanti a un pubblico di investitori il progetto) che lui è la persona giusta per quel progetto, che lui sarà determinato e forte nonostante quelli che possono essere gli ostacoli e i blocchi che gli si presenteranno sulla strada. Quindi non è ciò che si dice, ma come lo si dice e l’energia che si porta sul palco. Poi ovviamente portare e presentare una storia: una storia che possa toccare le emozioni, quindi, in cui ci sia un flow. Che si racconti come se fosse una fiaba, quindi con un inizio, un perché che ricalchi piuttosto la tua giovane età e che ti porti al giorno d’oggi ad aver trovato un problema e che tu lo possa risolvere in modo diverso dagli altri. E poi alla fine si racconta il prodotto, ma fondamentalmente deve essere una storia e l’energia che la persona porta.

Progetti sostenibili: una motivazione in più per impegnarsi

Morris: “Certo quindi, insomma, bisogna essere diciamo bravi a comunicare al tempo stesso con la concretezza di quello che il progetto vuole essere, di sviluppo per il mondo. Ecco parlavi prima di progetti sostenibili per l’ambiente puoi entrare più nel dettaglio?”

Lorenzo: “Sì, quando sono stato selezionato insieme al mio team da questo acceleratore adesso della Francia chiamato The camp, diciamo che la nostra start-up che si occupava di tecnologia è stata accettata nonostante fosse borderline rispetto ai parametri dell’acceleratore (che solo la sostenibilità e l’impatto positivo). Quindi l’acceleratore qui dà il benvenuto a società che hanno impatto positivo nel campo della mobility, nel campo del cibo e nel campo dell’energia. Io mi sono molto trovato in quanto ho l’approccio olistico alle cose. Ci tengo molto all’ambiente, ci tengo molto al benessere, ci tengo molto al futuro e unire l’utile al dilettevole. Quindi trovandomi qui mi sono detto: perché non unire anche l’aspetto del business e dell’imprenditoria a darci un perché più alto e, quindi, legarlo anche a un impatto positivo sul futuro di tutti noi?”

Morris: “Certo, assolutamente. Si tratta sicuramente di qualcosa di positivo e non soltanto per quello che sono chiaramente la tua esperienza e tua carriera. Il fatto stesso che tu riesca a portare un risultato che poi impatta sulle persone vicine a te e anche su chi poteva usufruire di questi prodotti e servizi, sicuramente crea molta ispirazione secondo me, cioè motiva molto a fare, ecco. Penso che sia anche per quello che tu ti senta molto motivato a intraprendere questo tipo di percorso”.

Lorenzo: “Diciamo che dà sicuramente una spinta in più. Infatti nel mio passato, mi son trovato sin dai 18 anni con la mia carriera da imprenditore. Inizialmente mi sono focalizzato sulla creazione di valore e di capitale da può essere utilizzato e re-investito. Solo che l’inseguimento del denaro, poi lascia il tempo che trova. Ci sono persone molto, molto ricche anche nel mio circolo ristretto, che però sono anche molto scontente. La ricerca spasmodica del denaro e di creare denaro tramite società poi ti lascia anche un senso di vuoto. Mentre invece focalizzarsi di più sul contributo che si può dare al mondo e avere un impatto positivo, legandolo anche alla passione del business, del benessere, del mindset dà sicuramente una spinta in più e ti fa andare a letto la sera molto più soddisfatto del proprio operato, in quanto si può avere un impatto positivo su delle start-up che a loro volta poi creeranno risonanza e avranno un impatto ancora maggiore sul mondo”.

Morris: “Cavoli questo sì che fa la differenza e, attenzione, ce ne sono tante di cose da fare per rendere il mondo un posto migliore per cui non è che uno dice “Ho esaurito le cose da fare”, ma questa cosa non finirà mai quindi va benissimo così”.

Lorenzo: “Assolutamente siamo pieni di modi con i quali possiamo avere un impatto positivo. Sta solo a noi di trovare quella che può essere la nostra nicchia, quello che ci sta più a cuore. Data la mia storia, data la mia infanzia in cui ci sono stati momenti economicamente difficili e che mi ha portato poi a questa ricerca tramite l’imprenditoria di uscire da questa situazione, adesso mi trovo molto legato a quella che è la categoria degli imprenditori. Soprattutto agli imprenditori volti a un futuro migliore e quindi adesso ho la passione di spianare la strada, per quanto possibile, secondo le mie risorse potenzialità, per chi sta intraprendendo lo stesso percorso”.

Sviluppo personale più business: combinazione esplosiva per il successo

Morris: ” Quindi fai anche dei percorsi di mentoring per le start-up che si avvicinano a questo mondo?”

Lorenzo: “Sì, esattamente. Perché sin dagli albori della mia carriera da imprenditore, affiancando lo studio del business ho intrapreso anche lo studio dello sviluppo personale. Quindi: come sviluppare un emotionally intelligent (intelligenza emotiva), come essere più performante, come vivere una la vita più bilanciata e stare meglio. Combinato al business mi sono reso conto che, veramente, è una miscela esplosiva. Quindi adesso faccio anche da mentore, se non dei programmi, appunto, creati (tailoring) “su misura” per partire dallo sviluppo personale e poi legare il tutto a quello che è il business. Anche secondo delle esigenze che ho avuto io: in quanto ho avuto delle esperienze che poi con il tempo, anche con un grado di separazione, mi sono trovato molto disallineato con i miei soci. Quindi adesso sono impegnato per far sì che ciò non accada almeno alle start-up che ho intorno. Quindi partendo con lo sviluppo personale ognuno si scopre di più e secondo poi questa scoperta si va a creare una Brand identity congrua a quello che è il team dei fondatori. Quindi ci si conosce si sa quali sono le spinte motivazionali l’uno dell’altro e poi si crea anche una Corporate Culture in modo tale che le risorse umane e i nuovi componenti del team si aggiungano a una causa e non solamente a una società o a un’azienda. Non è solo un posto di lavoro, diventa un luogo dove si persegue una causa. Questo rende molto più potente, molto più  d’impatto, molto più performante tutto il team”.

La chiave del successo è la perseveranza

Morris: “Certo ascolta se tu dovessi riassumere in poche parole quella che è la chiave del tuo successo? Che tipo di consiglio daresti a chi ci sta ascoltando e che magari sta pensando di intraprendere una carriera da start-upper per come la tua?”

Lorenzo: “La chiave del successo è sicuramente la perseveranza. Quindi bisogna essere veramente determinati. Il fallimento non è fallimento, ma sono lezioni su come non si deve fare. QUindi sicuramente la perseveranza e la determinazione sono l consiglio numero uno che posso dare. Anche perché questo consiglio mi è stato dato da una delle persone di più successo che io conosca. Una persona che è un imprenditore rinomato a livello mondiale, quindi è un consiglio che porto dietro con me costantemente. Quindi direi la perseveranza. Ci vuole great”.

Morris: “Bene. A questo punto ringraziamo Lorenzo Giaccardi per essere stato qui con noi e come sempre “Cambia vita in 15 minuti”.

Lorenzo: “Cambia la vita in 15 minuti. Grazie mille Morris per l’invito e grazie agli ascoltatori”.

 

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