Lo stress professionale è una conseguenza della disorganizzazione che ci hanno insegnato a scuola. Questa brutta abitudine si manifesta silenziosamente attraverso 6 problemi che ognuno di noi affronta, generalmente senza saperlo.

Non ne siamo consapevoli e generalmente decidiamo di fare “come si è sempre fatto”.  Sono tutti limiti al profitto e alla nostra produttività.

Stress professionale sul lavoro: puoi permetterti gli imprevisti?

Il primo segnale della disorganizzazione e primo problema di ogni partita iva è il rischio personale. Cosa succede se non lavori? Se hai un imprevisto o ti impediscono di lavorare? Smetti di generare profitto e questo è un grossissimo pericolo. Non hai risorse per vivere, crescere e innovare.

La soluzione è guadagnare in maniera svincolata dal passare del tempo, diversificando l’offerta e generando rendite da attività secondarie. Per ottenere risultati strepitosi puoi applicare il principio di Pareto. Parti da questa domanda:

Come puoi generare un valore maggiore per le persone?

Il secondo problema che limita la nostra produttività sono i dogmi deresponsabilizzanti nascosti. Molte idee limitano la nostra realtà e i dogmi deresponsabilizzanti sono come delle certezze che non possono essere messe in discussione. Ci dicono come dobbiamo guidare la nostra vita.

I dogmi deresponsabilizzanti sono pensieri come: “Nessuno fa le cose come le faccio io”, ”I ricchi sono tutti disonesti”, “Si fa come si è sempre fatto”, “Questa cosa è impossibile”, “Se vuoi una cosa fatta bene, falla da solo”.

Alcuni dogmi derivano dalle convinzioni, dalla nostra esperienza personale e dai condizionamenti sociali e culturali. Non ha molta importanza la provenienza ma il problema è che non ne percepiamo il peso e difficilmente ne siamo consapevoli. I dogmi non sono giusti o sbagliati: sono utili o inutili ai nostri obiettivi e per questo dobbiamo semplicemente riconoscerli e distinguerli.

In questo modo possiamo scegliere consapevolmente se lasciarci influenzare, e se sì, quanto. Quello che diciamo sempre ai nostri clienti è che se un dogma ti consente di vivere bene è giusto che tu lo conservi ma devi anche accettarne le conseguenze. Nessuno è mai diventato ricco pensando cose come “il denaro è lo sterco del diavolo”.

Stress professionale e cattive abitudini: fai anche tu questi errori?

Un altro problema molto diffuso e sentito da noi professionisti è lo stress e la frustrazione. Pensi spesso queste frasi? “Dove trovo il tempo per fare anche quello?”, “Vorrei 48 ore al giorno”, “Lavoro tanto e non guadagno nulla”, “A fine giornata sono esausto e sento di non aver fatto abbastanza”, “Non ho mai tempo per me”.

È innegabile la stretta relazione sempre più intensa che viviamo ogni giorno tra stile di vita e lavoro. Entrambi si influenzano a vicenda giorno dopo giorno. Per migliorare la nostra qualità di vita dobbiamo aumentare la produttività ripartendo da noi stessi.

I freelance dei settori emergenti lo sanno bene, i professionisti iscritti ad albo invece fanno più fatica a comprendere il cambiamento in corso. Quello che in molti non sanno è che molte professioni spariranno nel giro di pochi anni. Anche se ancora non se ne parla su Wikipedia è in corso una svolta epocale che porterà alcuni a emergere mentre tutti gli altri faranno fatica a vivere una vita dignitosa.

Lo stress e la frustrazione sono le conseguenze della disorganizzazione che ci insegnano a scuola. Non è colpa tua ma di quello che ci hanno insegnato. A scuola non ci insegnano a pensare ma ci insegnano ad eseguire. E la situazione in cui ti trovi è la conseguenza, non di quello che è giusto per te, ma di quello che ti hanno detto essere giusto per te.

Solo che non ce ne rendiamo conto. Secondo il Reader’s Digest l’adulto medio perde 16 ore all’anno a cercare le chiavi della macchina e in base alla nostra esperienza, la disorganizzazione ruba ad ognuno di noi almeno un’ora al giorno. Spesso chi dice di non avere tempo, ne è più vittima.

Non siamo consapevoli di come spendiamo il nostro tempo. Disorganizzazione, cattive abitudini e distrazioni sono le prime cause della frustrazione generata dalla mancanza di tempo. La soluzione è imparare non a gestire il tempo ma gestire noi nello scorrere del tempo. In questo modo possiamo toglierci quel soffocante senso di pesantezza ritrovando l’equilibrio.

Se non sappiamo in cosa siamo eccellenti, di sicuro non possiamo comunicarlo ai nostri clienti e di certo non possono capirlo da soli. Per questo pagano poco, male e spesso sono irrispettosi della nostra professione. Perché senza di noi troverebbero sicuramente qualcun altro e magari spenderebbero anche meno. Quando c’è indifferenziazione l’unico parametro che il cliente è in grado di valutare è il prezzo.

“Se lavori nell’indifferenziazione finisci nell’indifferenziato.” ⋆ Morris Bottazzi

I clienti sbagliati rappresentano una perdita di tempo e di profitto. Questo avviene perché non abbiamo identificato una corretta posizione all’interno del nostro mercato. La soluzione è migliorare il posizionamento e la nostra comunicazione. Ricorda che puoi considerare un cliente soddisfatto quando si rivolge a te almeno la seconda volta.

La disorganizzazione porta stress e basso profitto?

Il quinto problema di ogni professionista è l’aumento della concorrenza che diventa sempre più spietata, abbassando qualità e prezzi. In questo modo i clienti diventano sempre più diffidenti della nostra categoria. Quando scegliamo quale professione fare, lo facciamo per uno di questi quattro motivi:

  • passione;
  • maggior sbocchi lavorativi;
  • profitto;
  • fare quello che ci riesce bene;

Tutti fanno la scelta in base a questi quattro criteri e di anno in anno i professionisti capaci di offrire lo stesso servizio al cliente aumentano abbassando i prezzi del settore. La soluzione è generare un valore sempre maggiore applicando il principio di Pareto.

L’incertezza del futuro è l’ultimo dei 6 problemi ma non è meno importante degli altri. Ognuno di noi si sottopone al rischio personale, visto in precedenza, ma anche ad altri tre rischi:

  1. locale;
  2. settoriale;
  3. sistemico;

Tutti e 3 sono fuori dal nostro controllo e per questo dovremmo fare in modo di eliminare o ridurre l’influenza che hanno su di noi. Il rischio locale è legato al luogo in cui decidi di vivere: se in quel contesto si verifica una crisi climatica, economica o di qualsiasi altro genere potresti subire delle conseguenze senza poterci fare niente.

Il rischio settoriale invece è legato al settore in cui scegli di lavorare. Se un intero settore viene bloccato a causa della burocrazia o di qualsiasi altra cosa, tu ne risenti. Più il tuo posizionamento è preciso e laserizzato, meglio è per il tuo profitto ma hai più probabilità di subire questo rischio.

Per questo motivo devi assolutamente creare delle attività secondarie, delle rendite alternative che ti proteggano in caso di difficoltà.

Il terzo rischio è quello sistemico: il sistema paese di cui fai parte può inevitabilmente condizionarti. Se vivi in un paese con tanta burocrazia e forte tassazione, ogni cosa viene rallentata e regolamentata. Significa perdere capacità produttiva, tempo e risorse. Una ricerca di Statista fatta nel 2020 conferma che il 42,9% degli italiani intervistati se ne andrebbe dall’Italia per pagare meno tasse.

Per essere produttivi dobbiamo concentrarci solo sulla nostra eccellenza e dobbiamo essere i migliori per qualcuno. Solo così saremo in grado di distinguerci da tutti gli altri. Ricorda:

  • Eccellenza in ciò che fai;
  • Passione per ciò che offri;
  • Impegno per ciò che serve agli altri;
  • Aumento di valore per te e per il cliente;

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